Turismo sostenibile

di Cinzia De Marzo

Il turismo sostenibile non è una possibile opzione, ma la scelta strategica di intervento integrato, perché realizza un’idea di sviluppo del nostro Paese fortemente connessa alla sua identità e alle sue potenzialità naturali, ancora non del tutto capitalizzate.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2017 l’anno internazionale del turismo sostenibile (International Year of Sustainable Tourism for Development – IYSTD), con l’obiettivo, tra gli altri, di promuovere la crescita economica inclusiva e sostenibile, l’inclusività sociale, i valori culturali, la diversità, il patrimonio culturale e garantire la riduzione della disoccupazione.

In tale contesto si inserisce l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, in cui il turismo ha il potenziale per contribuire, direttamente o indirettamente, a tutti i goals. In particolare il turismo è stato considerato come un target, nei Goals 8 e12, relativi alla crescita economica inclusiva e sostenibile, al consumo sostenibile e ai modelli di produzione.

Per l’Unione Europea la sostenibilità diviene un brand. In tal senso l’UE è pienamente impegnata ad essere all’avanguardia per attuare l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e i 17 goals dello sviluppo sostenibile, insieme con gli Stati membri, nel rispetto del principio di sussidiarietà.

Già nel 2010, la Commissione europea ha pubblicato la Comunicazione ‘Europa destinazione n.1 al mondo. Un nuovo quadro politico del turismo in Europa, che comprendeva 21 azioni da realizzare. L’azione 11 prevedeva lo sviluppo di un Sistema di indicatori per la gestione sostenibile delle destinazioni e, sin dal 2013 attraverso lo European Tourism Indicator System (ETIS), oltre 100 destinazioni turistiche europee ed extra UE hanno cominciato a monitorare e misurare gli impatti ambientali, sociali, culturali ed il valore economico derivanti dai flussi turistici sui propri territori.

Grazie ad una banca dati dinamica e aggiornata, rispondenti alle esigenze dei residenti e dei turisti, nonché grazie all’analisi delle informazioni raccolte sul campo attraverso dei questionari ad hoc indirizzati ai turisti, i residenti, le imprese operanti sul territorio, stanno migliorando le proprie politiche di promozione e marketing, in cui è essenziale il ruolo che deve svolgere la DMO (destination management organisation) a livello locale.

Questo approccio ‘conoscitivo basato su una lettura intelligente e consapevole del territorio in chiave turistica, consente ai governi a livello nazionale, ma soprattutto alle regioni ed alle amministrazioni locali di generare una economia diffusa nelle destinazioni turistiche, rispettosa dell’ambiente e del ‘genius loci’, di migliorare la qualità dell’offerta, di ottimizzare gli investimenti in promozione marketing, di generare nuova impresa ‘green e digitale’, di sostenere l’occupazione attraverso la creazione di nuove figure professionali (i.e; local destination coordinator, destination management, etc).

Tuttavia in Europa non vi è una distribuzione geografica omogenea in merito alle politiche del turismo sostenibile ed alla relativa attuazione con azioni efficaci e di lungo periodo, e soprattutto esiste un proliferare di certificazioni e marchi (specie se rilasciati da enti privati e non governativi o istituzionali), che creano confusione e che non facilitano l’acquisizione di credibilità e fiducia da parte del consumatore/utente finale, ovvero il turista.

Inoltre resta sempre il gap di risorse umane qualificate (specie negli enti pubblici) e adeguate che siano in grado di gestire con efficacia e tempismo, la complessità del tema con un approccio olistico e con una visione, laddove la volontà della classe politica, se non supportata da adeguati investimenti economici e di capitale umano, non è sufficiente a far concretizzare iniziative di successo.

Il Piano Strategico Nazionale del turismo 2017-2022, approvato nel 2016 con il coinvolgimento degli attori chiave della filiera del turismo (regioni, autorità locali, associazioni di categoria, camere di commercio, università, associazioni non-profit, musei, parchi, trasporti, etc), si basa essenzialmente sui principi di sostenibilità, accessibilità ed innovazione. Con una visione nel medio termine, il Piano Strategico italiano del turismo pone il turista al centro, laddove il territorio e il patrimonio culturale, l’integrazione e l’interoperabilità sono i fattori chiave per garantirne il successo nell’attuazione.

Nell’ambito del Piano del turismo, l’Obiettivo generale DRealizzare una governance efficiente e partecipata nel processo di elaborazione e definizione del piano e delle politiche turistiche’, prevede una linea di intervento (D.2..2) che mira allo sviluppo di un sistema di analisi delle performance turistiche dell’Italia, basato su un insieme di indicatori rilevanti che vadano ad alimentare un “cruscotto competitivo” del settore turistico in Italia attraverso la creazione di un framework coerente con gli indicatori internazionali per il monitoraggio della sostenibilità, della competitività e dell’innovazione. Il “cruscotto” è un sistema informativo che permette il monitoraggio del posizionamento competitivo dell’Italia rispetto ai concorrenti internazionali.

Al momento però in Italia, occorre superare ancora delle barriere del tipo:

  • troppa frammentazione sul piano organizzativo, assenza di un coordinamento forte e strutturato a livello nazionale;
  • scarsa collaborazione intersettoriale e sinergie tra turismo sostenibile, patrimonio culturale (specie itinerari culturali), industrie creative (cinema, art design, musica, etc);
  • debole volontà politica nell’attuare strategie di Turismo sostenibile nelle Regioni italiane (salvo qualche eccezione per alcune destinazioni), anche utilizzando sistemi di misurazione esistenti, come ETIS, tra le varie metodologie riconosciute in Europa e a livello internazionale;

Affinché il paese Italia possa distinguersi nel mondo anche come destinazione sostenibile del turismo, nel breve termine occorrerebbe:

  • mettere a sistema le relazioni inter-istituzionali (non solo tra Ministero competente ed altri affini, regioni ed enti locali, ma anche tra Università, Enti di ricerca, Musei) seguendo una metodologia comune di lavoro, coinvolgendo anche il settore privato e mettendo a valore le eccellenze esistenti;
  • fare degli investimenti economici mirati, da destinare soprattutto alla formazione e qualificazione delle risorse umane da coinvolgere per attuare una politica costruttiva di turismo sostenibile sull’intero territorio nazionale, ma anche alla digitalizzazione dei servizi ed all’innovazione;
  • dare un forte impulso politico coerente e di lungo termine, che valorizzi il territorio e favorisca lo sviluppo di competenze e strumenti adeguati ad affrontare le sfide della sostenibilità, divenendo un modello nel mondo;
  • ottimizzare l’uso delle risorse finanziarie dei fondi a finalità strutturale, specie per il post 2020, capitalizzando le esperienze di buone pratiche e sostenendo le strategie di specializzazione intelligente specie per il turismo
  • il PD si mobiliti per fornire risposte intelligenti a problemi globali, con un approccio ‘glocal’!

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