Stupid Intelligence

Dopo gli eventi di Bruxelles è tornata in voga la discussione sui fallimenti dell’intelligence europea, la scarsa cooperazione tra servizi e la radicale proposta di costituire un’agenzia di sicurezza europea comune. Si tratta di un dibattito con radici profonde, generalmente marce e piuttosto ripetitivo, che viene rinverdito ogniqualvolta un terrorista decide di farsi saltare in aria in una qualsiasi delle capitali europee (forse con la sola eccezione di Londra dove i governi di sua Maestà preferiscono gestire la cosa in maniera squisitamente autonoma).

La realtà è che la Commissione già un anno fa ha messo sul tavolo una nuova “Agenda sulla Sicurezza” che veniva al tempo considerata “coraggiosa” nonostante in sostanza rimpacchettasse iniziative già lanciate da tempo e dalla lunghissima gestazione (vedi ad esempio il Registro Europeo dei Passeggeri – PNR recentemente adottato). Di proposte ambiziose non se ne possono fare perchè gli stati membri appena vengono toccate competenze considerate dai trattati come esclusivamente nazionali (vedi sicurezza interna e intelligence) levano gli scudi, la Commissione non ha basi legali per agire e il Parlamento Europeo si perde in un bicchier d’acqua stretto tra pasadaran della privacy a tutti i costi e nazionalisti contrari a ogni progresso a livello europeo.

Eppure di alternative legalmente percorribili ce ne sarebbero, basti pensare alla possibilità di sviluppare forme di cooperazione rafforzata previste dal Trattato di Lisbona o all’occasione persa della revisione del mandato dell’Agenzia Europea EUROPOL dove ancora una volta sono emerse tutte le rispettive gelosie nazionali.

In attesa di un improbabile cambio di passo sul fronte strutturale ci si potrebbe già accontentare di uno sforzo maggiore di condivisione dei dati tramite i sistemi già esistenti (il database SIS-II ad esempio) e l’utilizzo rafforzato del personale dell’agenzia EUROPOL. Un piccolo passo in questa direzione è stato il primo dispiegamento operativo di personale dell’agenzia nel contesto della crisi migratoria. Un’iniziativa incoraggiante ma certamente non all’altezza della sfida del terrorismo globale ed europeo.

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