Oltre lo spread, risposte per una manovra che guarda al passato

Questa legge finanziaria porta il paese in un vicolo cieco. Costruita attorno ad una facile retorica di ‘scontro con l’Europa e i mercati’ sottende in realtà un progetto di paese clientelare, arretrato, fondato sulle stesse basi che hanno già declassato l’Italia da grande potenza industriale a paese periferico dell’economia globale. Una manovra tappabuchi per le clientele rispettive, un assistenzialismo becero che indebita i giovani per pagare le pensioni di oggi, che distribuisce risorse a pioggia invece di creare investimenti e lavoro. Una manovra che richiede una critica radicale e senza quartiere perché mettere a rischio i conti per accendere fuochi di paglia elettorali è l’ennesima dimostrazione dello spread morale di una coalizione di governo senza un’idea di paese, senza un’idea di futuro.

Il PD non deve cadere nella trappola di una narrazione fondata solo sui timori per l’equilibrio dei conti e sullo spauracchio dello spread. Nessun richiamo alla stabilità vincerà mai sulla forza del bisogno, se la nostra contro-proposta non si fonda su priorità veramente nuove di politiche sociali. Dobbiamo parlare delle misure previste, per colpire nel merito questa manovra e la cultura politica che la sottende.

Lungi dall’essere una manovra rivoluzionaria questo governo si avvia nel solco dei peggiori anni di Berlusconi e Tremonti. Il condono fiscale, ennesimo regalo alla fascia grigia dell’evasione. La flat tax, che ci porta rapidamente verso un turbo-capitalismo sfrenato che prende a picconate il sistema del welfare per arricchire ancora di più chi già guadagna troppo, ampliando disuguaglianze che già oggi gridano vendetta. I lavoratori dipendenti che sono i veri soggetti colpiti da queste misure, e che non riceveranno benefici né dal reddito di cittadinanza e né dalla cosiddetta pace fiscale.

Essere all’altezza del nostro compito deve portarci a raccontare cosa sarebbe una manovra davvero alternativa basata una nuova visione della spesa di qualità: istruzione, servizi sociali per alleviare il peso della cura degli anziani ai lavoratori e soprattutto alle donne, alloggi popolari, strumenti per equità fiscale tra dipendenti, autonomi e grandi evasori, un sostegno reale alla famiglia, che aldilà dei proclami omofobi non ha alcuna misura reale di supporto in questa manovra, una proposta di reddito minimo seria che faccia anche mea culpa sul nostro ritardo nell’attuare scelte compiute in questo campo.

Dobbiamo anche saper chiarire che una parte di questa manovra espande, vergognandosi di ammetterlo, alcune delle ottime cose prodotte dai governi PD (il Rei, la riforma delle politiche attive per il lavoro) appropriandosene intellettualmente, ma inserendole in un contesto appunto di redistribuzione sterile e senza un piano strutturale per uscire dalla povertà. Dobbiamo rivendicare il lavoro dei nostri governi per una diversa gestione del deficit, uscendo quindi dalla trappola di essere i difensori dell’austerità (nel 2012 siamo stati percepiti ingiustamente come la bad company del governo Monti: abbiamo già dato!) e sfidando il governo a investire nel paese e non a distribuire mance.

E di questo dovremo parlare anche al prossimo congresso, per impostare subito una linea netta verso le europee 2019. Per proporre assieme agli altri progressisti Europei una visione di futuro fondata sugli investimenti, sul lavoro, sui diritti. Una visione in grado di completare il progetto di unione politica ed economica europea, dotando le istituzioni Europee di quella legittimita’ democratica e spazio di manovra essenziale per lo sviluppo sostenibile del continente. Una visione che tenga assieme una cultura europeista e responsabile ma che sappia differenziare tra gli indispensabili investimenti per il futuro dei giovani e le spese di corto respiro finalizzate esclusivamente ad un tornaconto elettorale.

A partire dalla manifestazione del 30 Settembre a Roma starà a noi dimostrare che un’altra Italia è possibile. Non con parole ma con esempi concreti. Come i Labour in Gran Bretagna impegnati giorno dopo giorno a dimostrare che esiste una strada alternativa al Governo conservatore di Teresa May, anche noi dobbiamo dimostrare che mentre guidiamo l’opposizione siamo pronti a riprenderci il Governo del paese. Questo significa formulare già oggi una proposta di finanziaria alternativa e poi – dopo il congresso – nominando un governo ombra espressione di una coalizione ampia, progressista ed europeista.

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