SOCIALE – LE NOSTRE PROPOSTE

La nostra visione di “Unione sociale europea”:

·      Realizzare la Costituzione sociale UE: ce l’abbiamo già, sono gli obiettivi e le disposizioni generali del Trattato di Lisbona. Molto avanzate sul piano sociale, ma non rispettate in pratica,

·      Rafforzare la sinergia tra gli Stati sociali nazionali: vanno ricalibrati e modernizzati grazie a stimoli e incentivi offerti dall’UE, ma anche protetti da eccessi rigoristi e liberisti,

·      Definire in modo tangibile lo spazio di mobilità intra-europeo: occorre salvaguardare il diritto alla mobilità (accesso ai mercati del lavoro e al welfare dei lavoratori mobili) ma anche evitare che esso promuova comportamenti opportunistici o che provochi eccessiva pressione sui paesi riceventi.

·      Dare sostanza a nuovi spazi sociali transnazionali: su politiche del lavoro, istruzione, formazione, sanità, servizi, come anche sulla previdenza integrativa esistono già molte forme di cooperazione, che vanno sistematizzate e meglio diffuse.

·      Attuare il Pilastro europeo dei diritti sociali, base di una vera e propria cittadinanza sociale UE. La cittadinanza comunitaria è infatti ancora prevalentemente concepita come fondata sui diritti economici e politici. Occorre andare oltre dei “diritti programmatici”, per incidere veramente con misure capaci di toccare i nodi reali delle ineguaglianze esistenti.

·      Far avanzare il complesso delle politiche sociali europee approvate e realizzate in questi anni, frutto di direttive (ad esempio quella molto importante sui congedi parentali) che hanno fissato standard minimi e prodotto cambiamenti nei diritti sociali nazionali, oltre che di una importante programmazione finanziaria (fondo sociale, fondo di aggiustamento alla globalizzazione, fondo aiuti per le persone in difficoltà ecc.). Occorre ora muovere verso l’adozione di diritti sociali soggettivi direttamente ancorati al livello UE (vera e cittadinanza sociale UE).

Le nostre priorità concrete per una nuova Europa Sociale:

·      introduzione di uno schema europeo di ri-assicurazione contro la disoccupazione, come quello proposto dal governo italiano nel 2016,

·      sfruttare ogni possibilità prevista dalle regole di bilancio per considerare gli investimenti sociali (in primis per l’educazione) fuori dai tetti di spesa dei budget nazionali,

·      sostegno aggiuntivo agli investimenti sociali da finanziare attraverso una rapida attuazione di un bilancio specifico dell’eurozona,

·      uno schema previdenziale UE per i lavoratori mobili all’interno dell’UE,

·      nuovi strumenti a sostegno dell’occupabilità (EU employability insurance): diritto a valutazione periodica delle competenze, a un’offerta di formazione gratuita per migliorare/aggiornare le competenze, ad eventuali sostegni mirati per favorire la mobilità verso altri paesi membri ma anche in ritorno (per evitare il fenomeno del brain drain)

·      uno schema UE a sostegno delle “capacità” dei minori (children capability insurance): diritto a un voucher per attività educative e culturali, incluse esperienze di studio e soggiorno (alternanza scuola lavoro) in altri paesi, per l’apprendimento di una terza lingua, per una vera educazione civica UE,

·      trasformazione del Fondo aggiustamento alla globalizzazione in una vera e propria cassa integrazione UE,

·      introduzione di una EU social card universale, per l’accesso a tutte le iniziative già esistenti e a quelle nuove co-finanziate dalla UE.

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