Oltre il Fiscal Compact

di Fabio Colasanti

I paesi europei hanno bisogno di investimenti, di crescita, di nuovi strumenti per rilanciare l’economia. Archiviamo la fase dell’austerità, siamo in campo per una nuova agenda europea in materia di economia, bilancio, lavoro.

Come sostenere gli investimenti e la crescita in Europa? Dando una capacità di spesa all’eurozona? Al nuovo ministro delle Finanze dell’eurozona? Come? Per che cifre? Per fare cosa?

Punti fermi

Gli aiuti tra paesi europei prendono quasi sempre la forma di aiuti agli investimenti e non alla spesa corrente. Gli aiuti sono visti come qualcosa che deve servire a migliorare le capacità di chi li riceve, non per sostenere il suo tenore di vita.

Le regole sui bilanci dei paesi dell’eurozona non hanno una base economica. Sono una forma di impegno reciproco tra i paesi partecipanti che nessuno faccia “follie” che possano creare problemi agli altri. I paesi membri sono controllori e controllati allo stesso tempo.   La Commissione ha solo un ruolo tecnico. Una qualche forma di garanzia politica di questo tipo sarà sempre richiesta.

I paesi industrializzati sembrano incapaci di crescere come nel passato. Al momento c’è un mini-boom negli Stati Uniti e in Europa, ma le previsioni suggeriscono che non durerà.  Per di più, da oltre due decenni l’Italia cresce sistematicamente meno del resto dell’eurozona.   Oltre al problema generale della crescita insufficiente dei paesi industrializzati e dell’eurozona, c’è quindi un problema specifico italiano.

Il problema della mancanza di investimenti e di crescita viene avvertito in maniera diversa nell’eurozona. Tutti i paesi dell’Unione europea (tranne Grecia, Portogallo e Italia) hanno già raggiunto e superato i livelli di PIL pre-crisi, pre-2008. Estrapolando le tendenze attuali, l’Italia raggiungerà il livello di PIL reale del 2007 nel 2023.

Dall’inizio del 2015 la politica monetaria dell’eurozona è stata fortemente espansiva e le stime della Commissione europea mostrano che la politica di bilancio dell’insieme dell’eurozona è stata anche espansiva dal 2015. In questi ultimi tre anni (2015-2016-2017) non c’è quindi stata alcuna “austerità” nell’eurozona nel suo insieme. In Italia, secondo le stesse stime, la politica di bilancio è stata neutra nel 2015 ed espansiva nel 2016 e 2017.   Anche in Italia negli ultimi tre anni non c’è quindi stata alcuna “austerità”.

Opportunità

Le proposte di Emmanuel Macron.   Le proposte della Commissione europea.

L’esperienza della crisi dei debiti sovrani (Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro). La recessione che ha colpito metà dell’Europa nel 2012-2013 avrebbe potuto essere molto meno severa se avessimo avuto già all’inizio del 2011 il consenso sul futuro dell’eurozona che è stato raggiunto il 30 giugno 2012. Si è riconosciuto che mancano alcuni strumenti.

Difficoltà

La situazione politica in Germania (probabile governo di minoranza – debole – per un paio di anni) e in Italia (cosa succederà dopo le elezioni politiche?).

La crisi dei debiti sovrani ha ridotto fortemente il grado di fiducia reciproca tra i paesi europei.

Obiettivi (cosa dovrebbe fare un ministro delle Finanze dell’eurozona?)

Sostenere la crescita in Europa (nell’eurozona) nel medio/lungo periodo? Durante i periodi di recessione?

Sostenere la crescita di singoli paesi durante periodi di recessione?

Sostenere la crescita degli investimenti pubblici, di quelli privati o di entrambi?

Far rispettare la disciplina di bilancio a livello nazionale?

Come dovrebbe essere finanziata l’eventuale spesa pubblica per questi fini? La spesa in disavanzo a livello europeo, gli eurobonds è sempre stata rifiutata da molti paesi. Eppure di fatto, il principio è stato applicato – e per cifre enormi – per il finanziamento dei prestiti alla Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna. Che argomentazioni si possono sviluppare per riproporla con un minimo di speranza di successo?

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