L’ Olanda al voto: un brivido percorre l’Europa

Le elezioni legislative olandesi in programma domani sono il calcio d’avvio di una serie di tornate elettorali che possono rischiare di mettere alla prova, nel corso del 2017, la tenuta dell’Unione europea e dei propri valori. Lo spettro dell’inesorabile avanzata del populismo sembra avere in Olanda il suo primo grande appuntamento. L’Europa sta cambiando faccia e proprio nei Paesi Bassi tale metamorfosi appare più evidente.

Fino a venti anni fa Amsterdam era la vetrina dell’Europa tollerante e multietnica, paese dei tulipani, Stato fondatore, finanziariamente efficiente e con una percentuale bassa di disoccupazione. Tra pochi giorni potrebbe essere definitivamente classificato come un paese euroscettico, la cui popolazione è contro la riforma dei trattati e apertamente contro il quantitative easing della Banca centrale europea.

Molte cose sono cambiate dal 2007 ultimo governo Balkenende di centrosinistra.

I contraccolpi più significativi nell’azione dell’attuale governo guidato da Mark Rutte (Volkspartij voor Vrijheid en Democratie, VVD liberali centro destra) hanno toccato la sfera sociale, colpendo in primo luogo l’assistenza sanitaria, con 10.000 licenziamenti di personale negli ospedali diventati quasi società per azioni, tagli alle prestazioni gratuite e a quelle per gli anziani, invalidi e i portatori di handicap, con l’introduzione di un ticket annuale di 385 euro dell’Eigen Risiko e la conseguenza diretta di un aumento delle persone che non si curano perché non riescono a pagare questo tipo di copertura. Inoltre, sono stati tagliati i sussidi per l’integrazione degli stranieri, per gli studenti, per la cultura, sono stati privatizzati i servizi pubblici di trasporto con aumento dei costi e dei disservizi. Il degrado di molte periferie urbane, su tutte quella del rione popolare di Overdrecht a Utrecht, è diventato un emblema della percezione di netta diminuzione della sicurezza degli olandesi.

Le recenti provocazioni del presidente turco Erdogan, da ultimo, costituiscono vera dinamite sociale pronta a esplodere e rischiano di spostare ancora più a destra un elettorato impoverito dalla crisi economica e sottoposto senza filtri alle pressioni della crescente immigrazione.

Non è casuale dunque che il protagonista di questa tornata elettorale sia senza dubbio Geert Wilders, leader del PVV, il Partito delle Libertà, dalla dottrina islamofoba e reazionaria, che professa la chiusura delle frontiere e delle moschee nel paese, nonché l’uscita dall’euro e dall’Unione europea. Lungi dall’essere folkloristico, il discorso di Wilders è degno di un’attenta analisi della società olandese e di quella europea ed è tutt’altro che un fenomeno transitorio. Il discorso di Wilders ha contaminato tutto il panorama politico olandese e l’attuale premier Mark Rutte si è allineato più volte con i suoi propositi, in analogia con quanto avviene per gran parte della destra in Europa.

Ma da dove arriva tutto questo? Da quanto lontano parte il vento olandese?

Wilders ha avuto un percorso politico peculiare, è stato uno dei primi politici a dare un nuovo volto alla destra europea e ha goduto per molto tempo di una certa tolleranza, non essendo sottoposto ad alcun cordone sanitario come il Front National in Francia o il Vlaams Belang in Belgio. Già consigliere del commissario europeo Bolkestein, Wilders abbandona il VVD e fonda il suo partito nel 2004. E’ un politico di lungo corso e di esperienza, difensore, a differenza dei propri omologhi, dell’eguaglianza di genere e dei diritti civili per ciascuno.

Nel tempo il suo discorso si è radicalizzato assumendo, in un periodo di post verità, una tecnica elettorale e di consenso che passa attraverso una non presenza. Non partecipa ai dibattiti, non rilascia interviste, fa campagna quasi unicamente su Twitter, assumendo così un ruolo misterioso e di crescente importanza. Non c’è da nessuna parte ma è in ogni luogo. A prescindere dal risultato elettorale, ha già vinto la sua battaglia e conquistato un paese che, dall’assassinio di Pim Fortuyn nel 2002 e poi da quello nel 2004 del regista con propositi antimusulmani Theo Van Gogh, ha visto il suo sogno liberale svanire, insieme alla protezione dello Stato sociale ed è divenuto iperliberista nel corso di pochi anni.

La crisi economica e la pressione migratoria hanno fatto il resto. In Olanda e nell’Unione europea un pensiero coerente che sia diverso da quello razzista e xenofobo fatica ad affermarsi ed una visione di ampio respiro e di qualche speranza  resta drammaticamente assente. Per questo, comunque vada, Wilders e i suoi omologhi, a partire dalla Francia, avranno il vento in poppa nei prossimi mesi. Certo, sondaggi alla mano, si può dire che il PVV non andrà al governo, non troverà alleati. Per i 150 seggi del parlamento olandese concorrono una miriade di partiti, ma probabilmente solo 5 otterranno dei rappresentanti e il partito di Rutte dovrebbe restare capofila di una coalizione di liberali.

Per i laburisti del PVDA si prevede, invece, un risultato in caduta libera. Rei di aver accettato i tagli allo stato sociale e un severo programma di austerità economica, che ha minato fortemente la fiducia del proprio elettorato, alienato dalla mancanza di coraggio nelle scelte di politica dell’integrazione e dalla mancanza di carisma dei suoi leader. La speranza degli elettori di sinistra guarda ai Verdi, per i quali corre il trentenne Jesse Klaver che sembra abbia la capacità di attrarre i giovani, soprattutto quelli che votano per la prima volta.

La posta in gioco delle elezioni olandesi di domani va quindi letta soprattutto come test per le prossime fondamentali elezioni presidenziali francesi e per tutte le sfide politiche che attendono l’Europa nel 2017. Lotta al populismo, invenzione di un nuovo lessico e programma per la sinistra democratica, comprensione dei limiti delle scelte liberiste degli ultimi anni. Per evitare gli scenari foschi della Frexit, della Nexit e di tutti gli altri inquietanti acronimi che si potranno porre in futuro, guardare gli errori olandesi sarà almeno una base concreta di ripartenza.

Con il contributo di Marina Santarelli e Elio Vergna

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