Merkel 4.0, che impatto su Europa e SPD?

La conferma della candidatura di Angela Merkel alle elezioni di settembre 2017 può sembrare una non notizia, ma leggendo più in profondità alle dinamiche tedesche il contesto di questa scelta quasi scontata ha degli aspetti di grande rilevanza. Uno certamente di natura esterna, per l’impatto che avrà sul futuro politico dell’UE, ma non meno importante è la reazione strategica e programmatica che essa determinerà sui socialdemocratici tedeschi.

Fin dai primi di giorni seguenti alla sconfitta di Hillary Clinton, per esplicita ammissione del Presidente Obama, Angela Merkel si vedeva investita della responsabilità di essere non più solamente l’ancora di stabilità all’interno dell’Unione, ma di farsi carico anche dei valori occidentali nel loro complesso, in risposta all’isolazionismo di Trump e ad una visione di chiusura sull’immigrazione e sul commercio internazionale.

Eppure, una percezione così alta del proprio ruolo le veniva attribuita nel momento di massima debolezza interna, con una cancelliera reduce da alcune pesanti sconfitte elettorali a livello regionale e sotto pressione interna sul tema migratorio, tra il fuoco incrociato del partito cristiano sociale bavarese, della destra interna alla CDU e soprattutto del movimento populista Alternative fur Deutschland.

Il tasso di consenso per la Merkel al congresso di Essen si è fermato non a caso all’89,5 percento, risultato tutt’altro che bulgaro se considerato che è il secondo peggior “score” nella sua leadership del partito, che dura dal 2000. E soprattutto considerando che i delegati CDU hanno mostrato una evidente virata a destra del partito, che si è pronunciato in alcuni ordini del giorno su temi a forte impronta identitaria (di vieto del burqa, rimpatri per i migranti economici, doppia nazionalità) e in contrasto con la linea comune della Grosse Koalition. Non a caso il leader SPD Sigmar Gabriel ha voluto subito far emergere la contraddizione di una cancelliera costretta a fare marcia indietro su molti principi progressisti di integrazione da lei proclamati con solennità un anno fa, nel pieno della crisi rifugiati, ed oggi quasi ostaggio della nuova ondata conservatrice che soffia in una parte dell’opinione pubblica.

A voler semplificare, la linea della CDU risulta essere in fondo un posizionarsi sulla traiettoria che ha scelto Fillon in Francia per opporsi al Front National di Marine Le Pen, per contrastare l’equivalente tedesco, la Alternative fur Deutschland. Dal canto suo non è sorprendente notare come, da qualche tempo, il leader socialdemocratico stia attuando una strategia opposta e complementare, aprendo per la prima volta uno spiraglio alla sua sinistra, allentando il veto storico, che durava dai tempi di Schroeder, nei confronti della Linke. Con la conferma della ricandidatura di Angela Merkel su una piattaforma dagli accenti “Law & Order” rafforzati, si può a questo punto escludere la velleità della CSU, il junior partner storico, di presentare un proprio candidato a riflettere la propria tradizionale posizione nettamente più a destra.

La fase in corso nel sistema partitico tedesco segna quindi, con l’approssimarsi delle elezioni, un ritorno fisiologico di una dialettica politica destra-sinistra più accesa, che gli anni di Grosse Koalition avevano fatto dimenticare con effetti molto negativi sulla tenuta elettorale di entrambi i partiti in tutte le ultime elezioni locali. Sembra ormai evidente che Angela Merkel, per quanto campione di integrazione e di cultura dell’accoglienza in una Germania più cosmopolita, non farà la campagna con una corsa al centro. Semmai, a voto fatto, la quadratura del cerchio verrà trovata ex-post, poiché al voto si andrà con il sistema proporzionale, che obbliga i partiti alle coalizioni. Alla SPD spetta adesso scegliersi il candidato e definire la piattaforma programmatica che darà indicazione sulla reale intenzione di rendere plausibile una maggioranza anche con la Linke.

Ed è su questo nodo che, ancora una volta, la cancelliera Merkel potrebbe tirare fuori una sorpresa dal cilindro e dare una scossa all’intero sistema politico. Se infatti per la SPD, in assenza di una credibile alleanza a sinistra, non rimane che il piano B di una nuova Grosse Koalition, è da guardare con attenzione il possibile avvicinamento – come già avviene in alcune regioni e città – con i Verdi. Può sembrare una visione troppo futuristica e prematura, ma la Merkel, che in 16 anni di leadership ha plasmato il programma della CDU modernizzandolo ed erodendo i valori tradizionali del conservatorismo tedesco, potrebbe avere compreso alcune tendenze dell’elettorato e la comunanza tutt’altro che infondata tra i Verdi, sempre più definiti come partito post-moderno del benessere, e l’orizzonte sociale della CDU, al netto del tema divisivo dell’accoglienza dei migranti.

Torneremo sul tema dell’impatto sull’Europa della futura campagna elettorale in Germania, certamente l’eventuale formarsi di coalizioni diverse da quella attuale potrà caratterizzare in modo molto netto un nuovo approccio della Germania verso l’UE, in particolare sulla riforma dell’eurozona e su una politica economica comune.

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