L’Europa tra barbarie e umanesimo, cosa ci dice l’assassinio di Jo Cox

L’assassinio di Jo Cox è scioccante perché ricorda a tutti noi la fragilità della democrazia e della coesistenza pacifica tra le idee.  È un attacco che colpisce in una fase delicatissima della storia europea, le cui società sono spaventate dalla mancanza di risposte convincenti e piene di senso di fronte ad una fase di transizione percepita da tanti come un ribasso rispetto al passato.
L’esplosione violenta della retorica anti-immigrazione, anche in Paesi di grande cultura politica come Regno Unito e Germania, viene da un graduale sgretolamento proprio del comune sentire, del ragionamento dialettico e del confronto.
E questo avviene, occorre ammetterlo, in primo luogo per responsabilità delle classi politiche europee, incapaci di ribattere in modo concreto e con visione politica alla demagogia populista.
In Europa tendiamo a dare spesso per scontato conquiste democratiche e assetti istituzionali che in realtà sono molto giovani storicamente.
100 anni fa esatti, a Ypres e a Verdun, decine di migliaia di europei si massacravano in nome dell’identità nazionale e del rifiuto dell’altro. Da lì iniziava un buco nero sfociato nelle distruzioni della II Guerra Mondiale e nell’Olocausto, simbolo dell’annichilimento dell’uomo europeo.
E’ solo tenendo a mente il senso dei processi storici che potremo parlare ai nostri concittadini e spiegare perché più integrazione politica in Europa è l’unica possibile risposta per tenere vive le nostre aspirazioni a una vita migliore.
La storia di Jo Cox potrebbe essere quella di tanti di noi: una militante dell’internazionalismo progressista, una attivista dei diritti e della giustizia sociale nel mondo, una cittadina che sceglie nella politica la propria ragione di vita.
Chi ha compagni non muore mai, lo abbiamo letto tante volte in questi giorni.
E il compito di ogni militante di base della sinistra in Europa, oggi, sarà proprio quello di cogliere il messaggio di Jo Cox e continuare a fare campagna per l’Europa dell’umanità contro l’Europa della barbarie, dell’odio, della divisione.
Il volontarismo però non basta più. Senza una vera svolta politica all’interno della nostra famiglia politica, infatti, queste parole rischiano, anche esse, di essere lettera morta.
La svolta passa in primo luogo dalla comprensione che i nodi della sovranità, della globalizzazione, dell’uscita dalla crisi vanno affrontati solo in chiave comune, con una scossa che porti definitivamente ad accantonare i nazionalismi e le gelosie che ancora separano la sinistra democratica europa e che rendono ancora lontana la possibilità di una nuova agenda sociale in Europa. Nella speranza che non si debba attendere la doccia fredda della Brexit per scuotere le coscienze.

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