L’Europa al centro del Pd

Dieci anni fa la nascita del Partito Democratico ha rappresentato un’innovazione nel panorama del centrosinistra europeo: alcune intuizioni alla base del PD, in primo luogo le primarie, costituiscono ancora adesso lo stimolo per i mutamenti necessari nella partecipazione politica comuni a molti paesi europei e per il rilancio su nuove basi dell’azione e dei valori del PSE.
Come associazione EuDem, convinti della priorità di rafforzare la cultura europea del Partito Democratico, intendiamo offrire alcuni spunti per un rilancio politico e organizzativo che riteniamo essere sempre più urgente.

L’Europa deve essere per il PD non solo un contesto geografico e istituzionale, bensì il nucleo identitario della propria azione politica, nonché un efficace strumento di rinnovamento per il partito e per il Paese.

L’Europa è politica interna, la sua centralità nell’agire politico quotidiano deve essere percepita a tutti i livelli all’interno del partito.

L’adesione al PSE rappresenta quasi una seconda nascita per il PD: essa crea infatti un orizzonte politico comune con le altre forze progressiste che rende ancora più ambiziosa la nostra azione e ne rafforza la proiezione europea, affidando ai democratici italiani la responsabilità storica di avanzare nuove proposte globali al passo con il mondo che cambia.

Oggi e nei prossimi anni, la missione del PD è di dare un contributo a ridefinire il rapporto tra Europa e cittadini, facendosi carico dell’esigenza di rinnovare la famiglia progressista europea e di riformare le istituzioni comunitarie. Il Partito deve dotarsi dei giusti strumenti per rendere esplicito il suo forte impegno per una maggiore integrazione verso l’obiettivo di una vera Europa federale.
Questo è il percorso politico necessario per affrontare la violenta crisi politica dell’Unione europea, che è in primo luogo una crisi di rappresentanza democratica, ideale e sociale.
Viviamo in un contesto straordinario, che deve imporre un cambio di passo a tutti coloro che credono nella partecipazione politica e nel ruolo dei partiti. È proprio sulla percezione dell’eccezionalità del momento che vive l’Europa che crediamo debba essere riorientato il lavoro sul territorio dei partiti progressisti e democratici, non solo in Italia.
Proprio nell’anno del sessantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, il PD si avvia al percorso congressuale.

Sarà un’occasione di riflessione sul modello organizzativo, ma soprattutto sul ruolo e sulla funzione di un partito politico in uno scenario di mutata sovranità – dove il contesto continentale è ormai imprescindibile – e di nuove sfide per i nostri modelli economici e sociali.
A questo percorso EuDem intende contribuire proponendo un cambio di passo nella cultura politica europea del Partito Democratico, suggerendo soluzioni organizzative per rafforzare la capacità di discussione sull’Europa e promuovendo, già nei primi mesi del 2017, iniziative e scuole tematiche.
Per essere all’altezza di queste sfide, crediamo sia necessario un investimento politico concreto e la sperimentazione di nuove forme di organizzazione, partecipazione e formazione.

Ecco alcune proposte:
“Partito-rete”
Il Partito Democratico ha al proprio interno una rete vastissima di competenze, progetti, passioni. Per rendere più efficace il funzionamento di tutto il partito, suggeriamo lo sviluppo di aree progettuali su macro-temi in cui aggregare le diverse esperienze. La rete digitale può essere uno strumento decisivo per mettere in rete circoli e attivisti PD. Tuttavia, perché si affermi un’articolazione più aperta e orizzontale, sono necessari soprattutto legami strutturali reali e un investimento politico e organizzativo dall’alto verso il basso.
Sono certamente da accogliere come positive alcune proposte avanzate dalla commissione per la riforma interna del PD, volte a rendere più efficace il funzionamento degli organi nazionali (direzione e assemblea), come d’altronde avviene nei principali partiti europei.

Organizzazione
Prevedere delle filiere di progettualità, all’interno e tra i circoli, può rispondere all’esigenza di allargare la partecipazione e di attrarre le tante competenze e esperienze di civismo diffuso. Sarebbe opportuna a questo fine la creazione di strumenti di condivisione e informazione, che abbiano la funzione di dare coerenza e assistenza alle diverse progettualità sui territori, andando alla ricerca e incentivando le esperienze più virtuose nel partito. Una piattaforma digitale che si alimenti con un database di buone pratiche e di contatti e che diventi fonte di scambio e creazione di esperienze, aperta anche a contributi esterni.

Partecipazione e elaborazione
La transizione dal modello di “partito-albero” – top-down – a quello di “partito-rete”, dovrebbe pertanto portare ad una struttura più agile e articolata e consentire un maggiore coinvolgimento decisionale, anche attraverso forme di consultazione per gli iscritti, che prevedano l’utilizzo degli strumenti digitali disponibili e il coinvolgimento di specifiche forze della società civile.
Gli iscritti del Partito Democratico devono infatti poter contribuire alla definizione della linea politica e alle scelte locali e nazionali, attraverso strumenti come conferenze programmatiche, consultazioni interne, Forum e referendum, come avviene in alcuni dei principali partiti europei (è da ricordare il referendum nella SPD sull’avvio della Grosse Koalition).

Europeizzare il partito
La crisi europea procede, non a caso, di pari passo con la crisi dei partiti progressisti e socialisti. La vocazione internazionale dei movimenti progressisti viene, infatti, dissipata se la politica e i partiti rimangono in larga misura ancora nazionali: in un mondo sempre più interconnesso bisogna governare i problemi locali immaginando e realizzando soluzioni europee. La necessità di delegare funzioni sempre più significative alle istituzioni dell’Unione richiede un ripensamento dei partiti e dello spazio politico. Crediamo che il punto di partenza sia innanzitutto europeizzare i partiti politici.
– La segreteria nazionale a Bruxelles – Non sarebbe solo un gesto simbolico, in questo senso, quello di prevedere una presenza strutturata e costante a Bruxelles degli esponenti della segreteria nazionale del Partito, come avviene per la maggior parte dei partiti europei, in considerazione del valore strategico, degli interessi e delle decisioni assunte in sede comunitaria.
– Una rete permanente di esperienze – E’ importante allo stesso modo che il Partito Democratico possa strutturare meccanismi permanenti di confronto tra realtà locali, nazionali ed europee, per condividere esperienze e per inserire le tematiche di respiro europeo nella discussione e nell’analisi politica. Un primo strumento può passare per la creazione di una rete organizzata di responsabili Europa – incentivandone la nascita a tutti i livelli – presso le federazioni e circoli PD in Italia e all’estero, da mettere a disposizione della segreteria nazionale e dei diversi dipartimenti.
– Erasmus democratico – Un’opportunità altrettanto concreta è la possibilità di introdurre progetti pilota di Erasmus democratico: tanti giovani iscritti PD partecipano ad esperienze di formazione in Europa e nel mondo. Al loro rientro – magari anche dopo essere stati “ospitati” in uno dei circoli PD o di partiti fratelli all’estero – possono portare con sé informazioni e impressioni dirette per innovare la propria realtà territoriale, che sarà fondamentale mettere in rete a disposizioni delle federazioni locali, delle amministrazioni e dei dipartimenti tematici del partito.
– Sportello Europe-Direct PD – Anche per rendere più diretto il legame tra territori e Europa, e proprio in considerazione dell’ampia rete di competenze che il Partito Democratico già possiede, è ugualmente auspicabile lo sviluppo di uno sportello-rete, un modello di Europe-Direct PD, composto di volontari esperti in politiche europee che, sulla base di richieste di amministrazioni di area PD, o di circoli e federazioni locali, possa aiutare a segnalare best practice e possa rispondere a esigenze più tecniche, dai temi ambientali a quelli giovanili, dalle politiche di coesione all’innovazione.

Formazione
Un partito più aperto, capace di cogliere e anticipare il mutamento sociale deve essere anche un partito più preparato e dotato di strumenti permanenti di formazione. Parlare di formazione politica, oggi, vuol dire necessariamente elaborare il significato dei cambiamenti profondi che l’Europa porta nelle nostre vite quotidiane.
La formazione politica in un partito moderno non può più essere frontale ma deve essere caratterizzata da un’impostazione circolare, da attuare in primo luogo attraverso la condivisione di interessi, progetti e competenze sviluppati dai circoli e dalle amministrazioni territoriali.
Questo è vero soprattutto per le tematiche europee: non sarà una comunicazione top-down a portare nuova cultura politica europea nel partito, occorre una comune coscienza, a tutti i livelli territoriali.
Senza formazione sull’Europa e senza convinzioni forti su come rilanciarne il percorso di integrazione federale, infatti, il PD non saprà rispondere alla sfida di cessione di sovranità nazionale già oggi in corso e dovrà dunque dotarsi, insieme alle altre forze progressiste europee, di tutti gli strumenti necessari per garantire i principi fondanti di democrazia, equità sociale e libertà anche nel nuovo contesto globale.

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