LA MIGRAZIONE GIUSTA – LE NOSTRE PROPOSTE

Per una politica credibile, solidale e umana

La politica migratoria di oggi è profondamente ingiusta e disfunzionale. Governato da opposti estremismi il fenomeno migratorio viene quotidianamente ridotto nella sua complessità, travolgendo le speranze tanto dei migranti quanto delle società che si trovano ad accoglierli, senza che sia possibile intravedere una proposta semplice, realistica e trasparente in grado di ricostruire il rapporto di fiducia tra stato e cittadini. Un contesto che lascia ampio margine ai trafficanti di esseri umani, ai caporali, alle mille mafie che beneficiano della mala gestione della politica.

Una politica migratoria giusta non equivale ad aprire le porte a chiunque, ad una gestione senza controllo e controlli. Una delle funzioni fondamentali dello stato è quella di gestire i propri confini e definire le regole di ingresso agli stessi, un ruolo a cui non si può abdicare senza pagarne le conseguenze. Ma tra chi propone confini aperti a tutti e chi invece vorrebbe solo ritirarsi alle spalle di un muro esiste una via di mezzo, una politica della porta aperta a chi vuole venire in Italia e in Europa per contribuire al benessere collettivo o perché costretto a fuggire dal proprio paese. Una politica fondata sulla legalità innanzi tutto, perché la migrazione irregolare che alimenta il lavoro nero è la principale alleata delle forze xenofobe e razziste.

Una politica giusta significa in primo luogo una proposta chiara e trasparente che sia in grado di tenere assieme le legittime preoccupazioni dei cittadini italiani ed europei con le aspettative e le speranze di chi vuole partecipare alla costruzione di una società migliore e più prospera. Un nuovo patto per l’integrazione e la cittadinanza che si fondi sul principio di un accesso progressivo alla riunificazione familiare, al sistema dei servizi, del welfare e infine alla cittadinanza. Un percorso che vada di pari passo con il contributo dei migranti attraverso lavoro, integrazione, volontariato. Un patto che sia anche fondazione per un accordo più ampio con i paesi d’origine, per aprire canali legali per lavoratori e studenti e stringenti accordi di riammissione per chi salta la fila e prova ad arrivare irregolarmente.

La legalità deve essere elemento fondativo di una nuova politica giusta, con nuove norme volte a combattere il lavoro in nero e un lavoro senza sosta di cooperazione internazionale di polizia e giudiziario in grado di disarticolare i network di trafficanti. Un impegno che deve consentire di ridurre le risorse a disposizione di chi traffica esseri umani, sanzionando banche e paesi che li ospitano. Uno sforzo che favorisca l’emersione di situazioni di irregolarità offrendo percorsi di protezione e integrazione, criminalizzando prima di tutto gli sfruttatori e non gli sfruttati. Solo eliminando le opportunità di lavoro in nero si possono raggiungere risultati concreti e definitivi contro il traffico di esseri umani che lo alimenta.

Un capitolo a parte deve essere dedicato alla protezione internazionale. Una politica giusta non può voltarsi dall’altra parte quando milioni di persone vivono lontano dalle proprie case non per scelta ma per necessità umanitaria. Oggi il sistema di protezione Italiano ed Europeo è finalizzato a garantire troppo chi riesce ad arrivare, e non garantire per nulla chi invece è troppo vulnerabile o non abbastanza ricco da pagare un trafficante. Un paradigma perverso che incentiva i migranti a tentare di utilizzare impropriamente il canale della protezione internazionale, riduce la fiducia dei cittadini nella Convenzione di Ginevra e nelle istituzioni preposte a tutelarne l’attuazione, e non consente a chi ha realmente bisogno di avere un’opportunità di protezione. Un cambiamento di paradigma richiede una nuova politica di canali di accesso legale attraverso l’Alto Commissariato ONU per i rifugiati o rilanciando le iniziative prese dall’Italia per stabilire corridoi umanitari, e al contempo un investimento per assicurare un trattamento rapido ed efficace delle domande di asilo per non renderle una modalità alternativa di permanenza sul territorio nazionale. Occorre anche riflettere nuovamente sulle ragioni di concessione dell’asilo, perché a chi fugge da persecuzione politica e conflitto oggi si aggiunge chi non può più vivere nel proprio paese a causa dei cambiamenti climatici e della povertà estrema.

Nulla di tutto questo è tuttavia attuabile se non nel quadro di un impegno comune Europeo. La politica di migrazione legale nel contesto di un mercato unico non può essere lasciata alla competenza esclusiva dei singoli stati, creando una competizione perversa per i talenti disponibili. La politica di protezione non può prescindere da una soluzione all’annoso dilemma tra solidarietà e responsabilità stabilendo finalmente il principio secondo cui un rifugiato riconosciuto in un qualsiasi paese europeo sulla base di regole e procedure comuni sia riconosciuto tale da tutti, e gli sia consentito di stabilirsi dove vi siano migliori opportunità di integrazione per sé stesso e per la sua famiglia.

Queste sono le basi per costruire un nuovo sistema di gestione della migrazione, un sistema che sia giusto, trasparente, solidale ma soprattutto in grado di ricostruire la fiducia dei cittadini nella capacità dello stato di gestire un fenomeno che richiede soluzioni complesse e soprattutto diverse dal nascondersi impauriti alle spalle di un muro inchiodando assi di legno alle finestre.

Sei proposte per una politica migrazione giusta:

·      Un nuovo patto per l’integrazione e la cittadinanza che preveda un accesso progressivo ai diritti sociali, civili e politici per chi arriva in Italia che vada di pari passo al percorso di integrazione individuale;

·      Canali legali di immigrazione per lavoratori e studenti stabiliti a livello europeo e corrispondenti ad accordi di riammissione immediata per chi decida di arrivare irregolarmente;

·      Una nuova legge quadro contro il lavoro nero che consenta a chi viene sfruttato di denunciare i propri datori di lavoro usufruendo di una protezione efficace e meccanismi sanzionatori rafforzati contro chi sfrutta il lavoro nero;

·      Creazione a livello europeo di un sistema dedicato di sanzioni internazionali e di un fondo unico contro l’illegalità che finanzi progetti di cooperazione europea ed internazionale contro il traffico di esseri umani;

·      Un investimento credibile in canali di accesso legale all’Europa con finalità di protezione collegati ad una riforma dell’asilo che renda la gestione delle domande più stringente ed efficiente e ne deleghi l’esame ad una agenzia europea dedicata;

·      Uno status di ‘rifugiato Europeo’ che consenta a chi beneficia di protezione internazionale di stabilirsi liberamente in ogni paese dell’Unione.

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