Immigrazione e integrazione

di Matteo Rebesani

1.     L’Europa è sottoposta ad un arrivo massiccio di profughi e migranti?

Nel 2016 sono ben 65,6 milioni le persone che sono state costrette a lasciare le proprie case: la maggioranza, 40,3 milioni hanno trovato rifugio all’interno del proprio paese. Ma circa 22,5 milioni sono invece rifugiati.

In Europa? No, principalmente in Asia e Africa, nei Paesi limitrofi alle grandi aeree di conflitto (Siria, Afghanistan e Sud-Sudan che insieme “producono” 9,8 milioni di rifugiati), e in particolare in Turchia, Pakistan, Libano, Iran, Uganda, Etiopia, Giordania.

2.     L’Italia è il Paese che maggiormente sopporta in Europa il peso del flusso migratorio?

In 7 anni sono arrivati in Italia circa 741.304 migranti  (624.262 + 117.042 al 30 novembre 2017, di cui circa 78.000 minori non accompagnati). In Germania, nel solo 2015 sono arrivati quasi 1.100.000 mila profughi. Quindi parliamo di circa 100.000 migranti all’anno, pari allo 0,16% delle popolazione residente in italia. 12 migranti per ogni Comune italiano.

3. È un fenomeno che si può fermare?

Un dato demografico: La popolazione africana, attualmente di 1.200.000 persone contro i 740.000 europei (500.000 nell’UE), raddoppierà entro il 2050 (cioè tra 33 anni), per arrivare a 4 miliardi nel 2100. La sola Nigeria, oggi la settima nazione più popolata, diventerà entro il 2050 il terzo paese per popolazione con oltre 600.000 abitanti, più dell’attuale Unione Europea.

L’instabilità del continente africano, sia essa dovuta a conflitti o a sottosviluppo e povertà, non può che rendere strutturale un fenomeno migratorio che è prima di tutto intra-africano, ma che coinvolgerà sempre di più anche l’Europa.

La maggior parte di queste persone fuggono da guerre, violenze, persecuzioni. Altre fuggono dall’estrema povertà dovuta a condizioni climatiche che hanno impoverito le loro regioni. La fine delle violenze in Medio Oriente e in alcune regioni dell’Africa permetterebbe un rapido ritorno di molti rifugiati.

Ma molti semplicemente cercano condizioni di lavoro e di vita migliori, hanno studiato, conoscono le lingue e desiderano vivere in altri paesi per poter dare alla propria famiglia un futuro migliore. La facilità delle comunicazioni, della conoscenza di altre realtà, della possibilità di muoversi ha reso più concreti e reali i desideri di migrare.

L’aumento delle persone che scelgono di migrare non è quindi un fenomeno temporaneo, ma strutturale, e non può, anche volendo, essere fermato. Lo dimostra le condizioni di rischio e pericolo a cui i migranti si sottopongono pur di “arrivare”. E lo ha dimostrato, in parte, quello che è avvenuto con la chiusura di alcune frontiere. Immediatamente altre strade, più lunghe, più costose o pericolose vengono aperte. Ma non ci si ferma.

Chi sono i migranti

4. La particolarità di chi arriva in Italia: Africa Occidentale e Corno d’Africa, i più vulnerabili, i MNA, le donne vittime di tratta

Vi è una differenza tra coloro che sono arrivati in Germania e negli altri Paesi del centro Europa e i migranti che arrivano in Italia. Nel primo caso si tratta di persone provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan, per la maggior parte aventi diritto all’asilo e alla protezione internazionale, oltre ad essere in molti casi interi nuclei familiari.

In Italia arrivano soprattutto uomini soli, che provengono dai Paesi dell’Africa occidentale e orientale e che, in generale (ogni caso è individuale) non hanno diritto all’asilo. Eccezione a questa regola riguarda coloro che fuggono dal regime eritreo o dalla Somalia. In particolare i primi 10 paesi sono: Nigeria, Guinea, Costa d’Avorio, Mali, Gambia, Senegal (WA), Eritrea e Sudan (EA) oltre a Bangladesh e Tunisia.

5. La realtà dei MNA

Nel contesto del fenomeno migratorio l’Italia rappresenta la principale porta d’ingresso per le migliaia di minorenni che affrontano il mare da soli, senza nessun adulto che possa prendersi cura di loro, insieme ad altri ragazzi e ragazze che come loro hanno condiviso il rischio del viaggio per arrivare in Europa. I dati messi a disposizione dal Ministero dell’Interno relativi alle persone sbarcate in Italia indicano che la cosiddetta “tratta del Mediterraneo centrale”, che dalla Libia porta alle coste meridionali del nostro paese, è il percorso con il più alto numero di minori non accompagnati al mondo, sia in termini assoluti che percentuali.

Nel 2017 sono arrivati in Italia 14.579 minorenni soli, molto meno rispetto ai 25.846 dell’anno precedente, ma comunque sempre un numero assai elevato e superiore a quello di tutti gli anni precedenti: tra il 2011 e il 2015 il loro numero è quasi triplicato (da 4.209 a 12.360) per poi toccare l’apice nel 2016 quando si è registrato un improvviso e notevole incremento di arrivi di minori non accompagnati, ben 25.846, più del doppio rispetto al 2015 e quasi 6 volte di più rispetto al 2011. Questi ragazzi rappresentano il 14,2% di tutte le persone sbarcate in Italia, un dato anche questo quasi doppio rispetto al 2015. Se è vero che il 2017 ha segnato una diminuzione degli arrivi in termini assoluti, i minori stranieri soli continuano a rappresentare una percentuale molto alta di tutti coloro che giungono in Italia, il 13% di tutti i migranti. Giovanissimi, a volte ancora bambini con meno di 14 anni, che affrontano un lungo viaggio e il rischio della traversata per giungere in Europa.

6. La realtà delle donne

Le donne rappresentano circa il 12/13% dei migranti che arrivano in Italia. La particolarità sta nel fatto che quasi il 60% di tutti le donne proviene da soli due paesi, Nigeria (quasi il 50%) e Costa d’Avorio (per il 10%). Si tratta purtroppo in molti casi di donne che scappano da violenza domestiche e familiari, oltre a violenze interfoniche e religiose in particolare in Nigeria. Ma si tratta anche di ragazze e giovani donne vittime di tratta di esseri umani a scopi sessuali, destinate quindi alla prostituzione nei paesi europei.

7. Sistema di accoglienza

Per quanto riguarda il sistema di accoglienza dal 2013 ad oggi l’Italia, e in particolare quindi il Governo Letta prima e Renzi poi, è riuscita a passare da una situazione emergenziale (e su questo ci sarebbe molto da dire…) a una politica di lungo periodo e strutturale che, anche grazie ai finanziamenti europei, è riuscita a governare l’accoglienza dei migranti. Un sistema che ha nel sistema dell’accoglienza diffusa e distribuita sul territorio uno dei suoi punti cardini, non solo per mobilitare tutte le risorse del territorio, ma soprattutto per cercare di minimizzare l’impatto sociale sulle comunità, da una parte, e aumentare le possibilità di integrazione, sociale e lavorativa, dall’altra. In questo l’ANCI e il sistema dello SPRAR giocano un ruolo fondamentale. Un pezzo importante a questo proposito è l’approvazione della Legge Zampa che disciplina l’accoglienza dei MSNA, una legge avanzata e unica in Europa, citata anche nel recente rapporto dell’UNICEF presentato questa settimana in Messico.

8. Sistema di integrazione

Al contrario di altri paesi, come la Germania, la Svezia o il Canada. l’Italia non ha invece ancora un vero e proprio sistema d’integrazione socio-lavorativa dei migranti, in parte perché considerati solo come un problema da risolvere – ed evidenziare o nascondere a seconda delle convenienze politiche del momento – in parte perché non si è mai voluto cogliere l’opportunità che essi rappresentano – oltre ai costi/pericoli di una mancata integrazione.

A settembre il Governo ha approvato il primo Piano per l’integrazione che presenta una cornice di azioni da implementare nei prossimi anni. Le priorità individuate dal Piano – che hanno l’obiettivo di promuovere la convivenza con i cittadini italiani nel rispetto dei valori costituzionali, di favorire i percorsi di autonomia e di ottimizzare le risorse – prendono in esame diversi aspetti: dalla necessità di sostenere il dialogo religioso, anche per contrastare i fenomeni di razzismo e islamofobia, all’obiettivo di favorire l’accesso all’istruzione e alla cultura o a promuovere la formazione professionale per garantire l’integrazione nel tessuto sociale ed economico del territorio, fino a quelle misure che possano favorire l’accesso al sistema sanitario, all’alloggio o alla residenza che rendano possibile e concreto il godimento di elementari diritti di cittadinanza.

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