CETA, il TTIP e il futuro del PSE

gabriel

La settimana si è aperta con la notizia del via libera da parte della SPD, nel corso di un mini-congresso a porte chiuse svoltosi a Wolfsburg – luogo simbolo della produzione industriale tedesca – all’accordo commerciale in via di negoziazione tra UE e Canada. Una notizia che può sembrare di importanza minore, ma la cui portata strategica è già evidenziata dalla scelta di Sigmar Gabriel di affidare la scelta definitiva all’organo congressuale, il Konvent del Partito.

La SPD ha scelto di sostenere l’accordo, fortemente appoggiato dalla segreteria nazionale e dal Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz. A sole 24 ore dal voto nel Land di Berlino con il conseguente pesante arretramento della CDU e della Merkel, la capacità di Gabriel di tenere unito il partito su un tema così delicato è parso quasi un punto di svolta ed un rilancio delle sue personali possibilità di successo alle prossime elezioni politiche di settembre 2017.

Può sorprendere la scelta di affidare a un assise congressuale la decisione su un negoziato commerciale, ma d’altronde l’attenzione dell’opinione pubblica tedesca e dell’elettorato SPD era già al massimo grado, da anni, sul tema del commercio internazionale e del TTIP (le prime pagine dei giornali tedeschi nel corso della campagna elettorale per le elezioni europee, mentre in Italia infuriava il dibattito sugli 80 euro, erano invase da commenti e reportage dettagliati sul TTIP).

Con questa scelta Gabriel e la SPD hanno deciso di prendere il toro per le corna, affrontando pubblicamente il tema del CETA e comprendendo che, dopo il fallimento del TTIP- considerato ormai per archiviato da tutti a Bruxelles come a Washington – dietro i tecnicismi di un accordo commerciale si apra il mare magnum del rapporto tra sinistra e globalizzazione, tra modello sociale europeo e competitività.

E certo è parso stridente che appena un giorno dopo la decisione della SPD, per le strade della capitale europea sfilassero decine di migliaia di manifestanti, con alla testa anche i dirigenti del PS belga, proprio per protestare contro il CETA e il suo cosiddetto fratello gemello TTIP. Ad aggiungere confusione arriva poi la notizia che, lo stesso giorno della manifestazione di Bruxelles, un altro partito socialdemocratico, questa volta quello austriaco, abbia rigettato con una maggioranza superiore al 90 percento lo stesso accordo invece approvato dai cugini della SPD.

E’ evidente l’esistenza di più di una contraddizione all’interno della famiglia PSE su come affrontare il nodo cruciale delle relazioni economiche transatlantiche e, più in generale, di come rilanciare competitività, crescita e investimenti in un contesto globale sempre più concorrenziale per gli standard europei.

Presentare il CETA come modello avanzato di un accordo economico in grado di dare un volto progressista al governo della globalizzazione dei prossimi decenni: è questo il senso politico del voto espresso dalla SPD, che con il via libera all’accordo lancia soprattutto una iniziativa rivolta ai partiti PSE, come dimostra la lettera aperta co-firmata dal segretario di Stato tedesco agli affari europei, Roth, e dal ministra svedese all’Europa e al commercio, Ann Linde. Sulla stessa linea, in questi ultimi anni, si è mosso il Gruppo Socialista e Democratico al Parlamento Europeo, che sul TTIP ha espresso posizioni nette e identificato punti fermi su molti aspetti sostanziali a tutela dei consumatori, dell’ambiente, del lavoro, delle garanzie giurisdizionali in vigore in Europa. Una iniziativa del genere vale sicuramente sul profilo tattico, perché il CETA per essere approvato ha bisogno del sostengo di tutti i Parlamenti nazionali dell’UE, ma ancora di più sul profilo strategico e programmatico, perché vuole identificare il CETA come apripista di una impostazione progressista nell’affrontare il ruolo dell’UE nel mondo (si pensi al tema cruciale delle relazioni commerciali con la Cina o alla difficile gestione delle sanzioni con la Russia).

Una politica progressista non deve temere gli accordi CETA e TTIP, al contrario : dare forma attiva alla globalizzazione è uno dei compiti centrali della moderna socialdemocrazia europea”, così si chiude la lettera aperta dei ministri svedese e tedesco. Non si tratta infatti di tenere un approccio giustificazionista sul TTIP (con i “senza se e senza ma” si va poco lontano…) bensì di elaborare e assumere in profondità i motivi geopolitici, gli interessi economici e i riferimenti identitari su cui rifondare il ruolo della sinistra globale oggi. E per farlo, certamente è indispensabile un confronto ampio ed informato, che coinvolga il PD fino ai livelli di base, in modo da cogliere fino in fondo il mandato politico che il nostro partito ha assunto alle elezioni europee del 2014.

 

— Approfondimento sul TTIP :

guarda il video di una nostra iniziativa tenuta qualche mese fa a Bruxelles in preparazione della EUdem School 2016.

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