I finanziamenti europei

Perché l’UE finanzia la realizzazione di progetti attraverso propri fondi?

L’Unione Europea, come qualsiasi altra istituzione pubblica, finanzia progetti di soggetti terzi (imprese, enti locali, università, …) perché questi permettono la realizzazione dei propri obiettivi. Per fare un esempio, posto l’obiettivo di aumentare del 20% la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’Unione ha finanziato nel corso degli ultimi 6 anni diversi progetti che hanno reso possibile l’aumento della quota di produzione in ciascun Paese.
È per questa ragione che, al fine di capire se si possono ottenere finanziamenti per la propria attività o per il proprio Comune, si devono prima conoscere gli obiettivi delle politiche europee e le risorse in gioco.

Quali sono le politiche dell’Unione?

L’Unione Europea ha un’insieme di competenze attribuite dai Trattati (Trattato sull’Unione Europea, TUE e Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, TFUE) che sono riassunte nella tabella seguente.

Competenze esclusive Competenze concorrenti Coordinamento competenze nazionali
a) unione doganale;

b) mercato interno

c) politica monetaria

d) politica commerciale comune

e) risorse biologiche del mare

 

a) mercato interno

b) politica sociale

c) coesione economica, sociale e territoriale

d) agricoltura e pesca

e) ambiente

f) protezione dei consumatori

g) trasporti

h) reti transeuropee

i) energia

j) spazio di libertà, sicurezza e giustizia

k) problemi comuni di sicurezza in materia di sanità pubblica

a) tutela e miglioramento della salute umana

b) industria

c) cultura

d) turismo

e) istruzione, formazione professionale, gioventù e sport

f) protezione civile

g) cooperazione amministrativa.

Ognuna di queste politiche ha obiettivi specifici che determinano, in molti casi, dei programmi di finanziamenti per progetti innovativi. Gli obiettivi generali dell’Unione, però, sono nei fatti definiti dalla Strategia Europa 2020 e sono i seguenti:

1. Occupazione
– innalzamento al 75% del tasso di occupazione (per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni)
2. R&S / innovazione
– aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo ed innovazione al 3% del PIL dell’UE (pubblico e privato insieme)
3. Cambiamenti climatici /energia
– riduzione delle emissioni di gas serra del 20% (o persino del 30%, se le condizioni lo permettono) rispetto al 1990
– 20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili
– aumento del 20% dell’efficienza energetica
4. Istruzione
– riduzione degli abbandoni scolastici al di sotto del 10%
– aumento al 40% dei 30-34enni con un’istruzione universitaria
5. Povertà / emarginazione
– almeno 20 milioni di persone a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione in meno

Per riassumere il sistema che produce i bandi europei a cui enti locali, imprese e università mirano si può considerare lo schema seguente.

Quante risorse ci sono?

A differenza di una certa narrazione l’Unione Europea non è un bancomat con una quantità di risorse infinita. Il bilancio europeo pesa soltanto l’1% del PIL (contro il 45% del bilancio italiano sul PIL nazionale e il 28% del bilancio federale). Il bilancio comunitario, quindi, è di 155 miliardi di euro nel 2016. Una cifra che divisa tra le molte competenze sopra elencate, 500 milioni di abitanti e 28 Paesi membri è molto più ridotta (e insufficiente a coprire l’incredibile ammontare di domande che sono presentate nei bandi) di quanto si possa pensare.
Analizzando le uscite del bilancio UE, comunque, si può già comprendere dove la maggior parte di queste risorse è concentrato: la politica di coesione (cioè la politica che mira a ridurre le disparità tra Regioni d’Europa) pesa il 33% circa; la politica agricola pesa un ulteriore 40%. Per maggiori dettagli cliccate qui.

Qual è la distinzione tra fondi a gestione diretta ed indiretta?

I programmi sono solitamente divisi in due tipologie, quelli a gestione diretta e quelli a gestione indiretta.

Nei programmi a gestione diretta la definizione dei bandi e l’erogazione dei finanziamenti è gestita centralmente dalla Commissione Europea. Il trasferimento dei fondi ai beneficiari avviene attraverso le Direzioni Generali della Commissione o agenzie delegate come ad esempio l’EASME. La realizzazione dei programmi è attuata principalmente attraverso due modalità:
• Call for proposals (inviti a presentare proposte) per le sovvenzioni, cioè cofinanziamenti a carattere tematico. In questo caso i contributi europei sono concessi a fondo perduto e coprono il progetto per una percentuale compresa tra il 50 e il 100%.
• Call for tender, cioè gare pubbliche d’appalto. Secondo questa modalità, l’assegnazione del budget avviene alla conclusione di una gara finalizzata all’acquisto di beni, servizi o opere da parte della Commissione Europea. Non sono rivolte agli enti locali.

Nei programmi a gestione indiretta le risorse finanziarie del bilancio comunitario sono trasferite dalla Commissione Europea agli Stati membri, in particolare alle regioni, che ne dispongono l’utilizzo sulla base di una programmazione che deve essere approvata dalla stessa Commissione, e attraverso regole e disposizioni nazionali. I programmi a gestione indiretta servono per attuare la politica regionale o di coesione dell’UE. Tale politica ha come finalità principale e costitutiva la riduzione delle disparità tra le diverse Regioni.

Quali sono i principali programmi a gestione diretta?


I principali programmi a gestione diretta sono i seguenti:

1. Horizon2020 è il principale programma europeo dedicato alla ricerca e all’innovazione (link)
2. Programma per l’ambiente e l’azione per il clima LIFE (2014-2020), si occupa delle politiche ambientali e per la lotta al cambiamento climatico.
3. Europa Creativa, è il programma che si occupa dei settori creativo, culturale e dei media;
4. Cosme è il programma di sostegno alle PMI, rivolto a tutte piccole e medie imprese indipendentemente dal loro settore di appartenenza.
5. Il programma Erasmus+ è il principale strumento europeo nell’ambito del’istruzione e la formazione a tutti i livelli, delle politiche giovanili (in particolare nel contesto dell’apprendimento non formale e informale) e dello sport (in particolare quello praticato a livello amatoriale).
6. Europa per i Cittadini 2014-2020 mira ad avvicinare i cittadini europei all’Unione Europea, proponendosi di colmare la distanza, talvolta dai primi avvertita, dalle istituzioni europee.

Quali sono i principi e le regole più importanti per partecipare ad un bando di un programma a gestione diretta?

Ciascun programma a gestione diretta è, quindi, ancorato ad una politica definita e gestita a livello centrale.
Lo schema che si può considerare è il seguente:
1. La Commissione predispone dei programmi pluriennali
2. La DG competente gestisce direttamente gli stanziamenti previsti attraverso la pubblicazione periodica di bandi comunitari
3. I bandi pubblicati (Call of Proposal) contengono:
1. la descrizione del programma,
2. la sua dotazione finanziaria (con il livello di cofinanziamento al progetto)
3. la procedura e i termini di presentazione delle proposte
4. l’importo del contributo erogabile
5. i requisiti minimi per poter partecipare
6. i criteri di selezione e gli indirizzi utili.

Questi programmi finanziano progetti che devono valere per tutta l’Unione. Ne è ovvia conseguenza la necessità, per ciascuno di questi progetti, di riuscire a dimostrare un valore aggiunto europeo, ossia la capacità di sviluppare un progetto che abbia la capacità di avere un impatto sull’intera Unione.
Per fare un esempio l’Unione non finanzierà mai, nell’ambito del programma sull’ambiente, un progetto per la tutela generica di un’area naturale. Servirà dimostrare come quel progetto, per la sua tipicità, per il tipo di specie protette, per il legame con altre attività umane, produce un valore aggiunto a livello continentale.
In breve i tre elementi cardine per vincere il finanziamento di un proprio progetto in questi programmi sono il partenariato, l’innovazione e la trasferibilità. Per maggiori informazioni su come si presenta un progetto europeo consigliamo queste informazioni sul Project Cycle Management (Gestione del Ciclo di Progetto).

I fondi a gestione indiretta: cenni sulla politica di coesione dell’Unione

I finanziamenti indiretti attuano la politica di coesione, conosciuta anche come politica regionale dell’Unione europea. L’obiettivo principale della politica è ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali tra le diverse regioni.
A differenza della politica regionale dell’Italia, che si basa su moltissimi indicatori, a livello europeo è considerato un solo indicatore per determinare quante risorse vadano ad ogni Regione: il PIL pro capite. Le Regioni che hanno un PIL pro capire inferiore al 75% della media europea ricevono maggiori contributi. Ciò detto, tutte le Regioni ricevono una parte delle risorse.
L’inquadramento normativo di questi fondi è determinato ogni sette anni a livello comunitario (ora siamo nella programmazione 2014-2020) ma è poi gestito da Autorità nazionali, regionali e locali.
Queste autorità definiscono Accordi di Programma (nazionali) e Programmi Operativi (regionali) per l’organizzazione e pianificazione di queste risorse che devono essere approvati dalla Commissione europea. Sono, quindi, programmi co-pianificati e co-finanziati tra autorità nazionali/regionali e la Commissione europea.
Il soggetto che emette i bandi e che gestisce i rapporti con il beneficiario finale (impresa, ente locale, università, associazione, …) è l’Autorità nazionale o (quasi sempre) regionale. In ogni regione italiana ci sono tre piani operativi approvati tutti entro la fine del 2015 dalla Commissione europea. Essi sono:
• il Piano Operativo Regionale del Fondo europeo di Sviluppo Regionale (POR-FESR), che si occupa di gestire i fondi del FESR, fondo dedicato ai settori d’investimento collegati al contesto nel quale operano le imprese (infrastrutture, servizi, innovazione, ricerca…) e alla fornitura di servizi ai cittadini in alcuni settori;
• il Piano Operativo Regionale del Fondo sociale europeo (POR-FSE) che si occupa di gestire i fondi del FSE, fondo concentrato su tre obiettivi tematici: istruzione e apprendimento permanente; lotta alla povertà e integrazione sociale; occupazione e mobilità professionale.
• il Piano di Sviluppo Rurale (PSR), che si occupa di una parte della Politica Agricola Comune, ossia quella relativa allo sviluppo dei settori agricolo, alimentare e forestale.

La politica di coesione ha un secondo pilastro, la Cooperazione territoriale, che garantisce risorse per la cooperazione transfrontaliera e transnazionale.

Meriti e implicazioni politiche dei fondi europei

Di fondi europei parla chiunque, anche coloro i quali sono contrari al percorso di integrazione dell’Unione. Pecunia non olet.
A questo riguardo, però, va anche detto che sarebbe sbagliato, per noi Democratici, utilizzare acriticamente i fondi europei come ragione che dimostra la positività delle politiche europee. Sarebbe opportuno analizzare l’impatto di ciascuno di questi finanziamenti rispetto agli obiettivi che la corrispondente politica si è data. Ovviamente questo, oltre ad essere particolarmente complesso, non è possibile farlo in una breve scheda come questa. Inoltre, considerate le modalità di definizione della normativa europea, è anche difficile utilizzare politicamente un successo o un insuccesso di una politica europea (perché è difficilmente ascrivibile ad una parte o ad un partito politico).
Possiamo, però, sottolineare due aspetti positivi della gestione dei finanziamenti pubblici da parte dell’Unione. Questi aspetti si caratterizzano per differenziarsi dalle modalità storiche di gestione dei finanziamenti pubblici da parte delle istituzioni italiane e, per questo, hanno prodotto alcune innovazioni che possono essere presentate come successi positivi dell’Unione:
1. programmazione: il fatto che le risorse siano programmate con largo anticipo e che ogni singolo bando abbia alle spalle una politica, un accordo di programma, un piano operativo, un obiettivo tematico, permettono:
1. ai soggetti (imprese, enti locali, università) che vogliono partecipare a questi bandi di programmare a propria volta le proprie attività sulla base di un programma certo;
2. alle istituzioni di gestire le risorse pubbliche con precisione e attenzione;
2. no ai finanziamenti a pioggia: i fondi europei (in particolare quelli a gestione diretta) premiano progetti molto innovativi e capaci di produrre un impatto vasto. Questo evita di regalare risorse a soggetti economici decotti o con incapacità programmatoria. Rispetto alle politiche industriali degli anni che furono è una grande evoluzione.

Scheda redatta da Enrico Peroni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *