Fondi Europei

di Matteo Lazzarini

Lo spreco dei fondi Ue: l’Italia in coda nella spesa per il piano 2014-2020

I dati del Sistema di Trasparenza dei Finanziamenti dell’Unione europea confermano che nel 2016 l’Italia è al penultimo posto in Europa, davanti alla Grecia, per l’utilizzo di fondi europei. Sia per i fondi strutturali – per i quali le nostre Regioni non riescono a spendere in tempo i finanziamenti che gli vengono attribuiti, o li spendono male – sia per i fondi diretti, cioè quelli erogati a imprese, associazioni e università direttamente da Bruxelles attraverso i programmi europei.

La politica dovrebbe riflettere sulle cause di questa situazione che impedisce all’Italia di “recuperare” almeno in parte quanto versa all’Europa, e soprattutto di trovare delle soluzioni strutturali che rilancino il nostro Paese, i territori e il sistema imprenditoriale in una dimensione di efficienza come quella degli altri grandi Paesi europei.

Horizon 2020: Italia ultima nell’utilizzo dei fondi per la ricerca. Male le università

Con la chiusura delle call 2016, Horizon 2020 è arrivato a metà percorso. L’Associazione per la Promozione della Ricerca in Europa ha pubblicato uno studio che traccia un quadro della partecipazione italiana ai primi anni di Horizon 2020. Si tratta di un documento pubblicato a luglio 2017. Nel rapporto, molto dettagliato e completo, si legge che “l’Italia è il Paese che partecipa meno attivamente ad Horizon 2020, ed è stabilmente agli ultimi posti per partecipazione, collocandosi all’ultimo posto tra i Paesi che ottengono il maggior contributo finanziario”. Su 42.408 progetti presentati l’Italia ne ha vinti appena l’11,9%. Al primo posto il Belgio, con un tasso di successo del 18,1%, seguito dalla Francia con il 17,5%. Sempre in Horizon 2020, tra i Sistemi universitari europei, quello italiano è all’ultimo posto. Le nostre università, prive di risorse e di finanziamenti alla ricerca, vedono emigrare all’estero, principalmente in Germania e negli Stati Uniti, i loro ricercatori e studiosi.

Come attualizzare e modernizzare il Sistema universitario italiano per renderlo più competitivo? E soprattutto, come poter utilizzare al meglio i finanziamenti europei alla ricerca per poter permettere ai nostri ricercatori di poter lavorare in Italia in poli di eccellenza?

I comuni italiani fanalino di coda nei progetti europei

Lo scorso anno, secondo i dati del Sistema di Trasparenza dei Finanziamenti dell’Unione europea, i comuni francesi, hanno vinto 114 progetti europei principalmente nei programmi “Europa per i cittadini”, Horizon 2020, Cosme e Life. Gli inglesi 110, i tedeschi 106 e gli spagnoli 102. L’Italia si classifica al 22° posto con soli 12 progetti (4 nel programma “Life”, 3 nel sottoprogramma “Win Europe for life”, 3 in Cosme e 2 in Horizon 2020). I comuni francesi si sono visti assegnare complessivamente 236.645.820 euro per progetti riguardanti – tra gli altri – la promozione di itinerari turistici, la valorizzazione delle eccellenze agroalimentari e la sperimentazione di piattaforme informatiche che semplificano la burocrazia nell’erogazione di documenti e certificati. I comuni italiani hanno ricevuto 345.655 euro (una media di circa 29.000 euro per ogni comune italiano contro più di 2.000.000 in media per ogni comune francese). Il problema principale – secondo alcuni sindaci – risiede nella troppa burocrazia che il Sistema italiano impone agli enti pubblici nella gestione dei fondi europei erogati per i progetti. I comuni possono inoltre difficilmente avvalersi di consulenti esterni (europrogettisti) per la redazione di idee progettuali e la gestione degli eventuali progetti vinti.

Come poter reinventarsi una politica più vicina agli enti pubblici territoriali che permetta loro di usufruire al meglio dei finanziamenti europei erogati direttamente da Bruxelles?

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