EUdem, quattro ragioni per fondare la community del Pd sull’Europa.

Nasce oggi a Modena l’associazione EUdem, la community del Partito Democratico sull’Europa. L’associazione prende vita dal basso, dalla volontà di decine di militanti del Pd presenti nel territorio italiano e nel contesto europeo di impegnarsi per la costruzione di uno spazio politico continentale nel campo del centrosinistra. La spinta europeista di tanti singoli, nei circoli, nelle sezioni e nelle regioni è stata colta e valorizzata dall’iniziativa del circolo PD Bruxelles. Grazie a loro l’associazione sta prendendo forma e si dà come traguardo ambizioso l’elaborazione di un pensiero europeo collettivo.

Come evidenziato nel manifesto EUdem, l’associazione intende promuovere “i cambiamenti profondi che l’Europa porta nelle nostre vite quotidiane (…) rilanciarne il progetto difederazione politica e contrastare i populismi e gli egoismi nazionali che la ostacolano”.

Sussistono quattro ragioni importanti che giustificano la nascita di Eudem.

Il primo e più importante è la necessità e l’urgenza di introdurre e diffondere una cultura politica europea. L’impatto dell’insieme delle decisioni politiche prese a livello comunitario già oggi impegna oltre il 70 per cento dell’attività dei parlamenti degli Stati membri. Tradotto, significa che 7 leggi su 10 approvate dal parlamento italiano sono leggi di ratifica di decisioni concepite ed elaborate dall’insieme degli Stati membri. Dalla regolazione del mercato ai trasporti, dall’energia all’agricoltura, dal sostegno all’occupazione alla ricerca, dall’ambiente alla formazione sono sempre più ampi gli spazi di iniziativa comunitari. Per questo, dobbiamo assumere fino in fondo che le attività politiche di Bruxelles e Strasburgo sono di fatto “politica interna”.

E’ necessario quindi, costruire una narrazione alternativa rispetto ai venti di populismo e paura che attraversano l’Europa. Il rischio, altrimenti, è che la cultura europea rimanga appannaggio delle élite, che le attività istituzionali – principalmente legislative e regolamentari – vengano percepite con distanza e crescente insofferenza dai cittadini e, di conseguenza, generino quella crisi di rigetto alla base del dilagante euroscetticismo, i cui effetti estremi li stiamo sperimentando con l’esito del referendum britannico. L’unione europea è stata la risposta alle due guerre civili europee che hanno insanguinato la prima metà del Novecento. Una risposta elaborata da una classe dirigente illuminata ma anche spaventata dalla possibilità che un nuovo conflitto potesse vedere l’utilizzo sistematico delle nuove armi di distruzione di massa. L’Unione europea ci ha garantito 70 anni di pace, di benessere e di crescita sociale, culturale ed economica. Noi vogliamo proseguire su questa strada.

Vediamo inoltre la necessità di attivare quella cerniera di collegamento tra i territori, i cittadini e gli eletti alle massime cariche europee che oggi sostanzialmente manca: il partito, da solo, non è in grado di svolgere questo ruolo. La legge elettorale italiana per le elezioni europee prevede le preferenze. L’Italia è l’unico dei grandi paesi europei a prevedere questa modalità per l’elezione dei suoi rappresentanti all’assemblea di Strasburgo. Il collegamento stretto con i rispettivi collegi elettorali costringe gli eletti a moltiplicare la propria presenza in territorio italiano e a trascurare il lavoro a Bruxelles e Strasburgo, senza tuttavia risolvere il problema della “distanza” percepita non solo dai cittadini, ma anche dai nostri militanti e iscritti. Come associazione dovremo farci carico da un lato di valorizzare il lavoro degli eletti sui territori e dall’altro di trasmettere loro istanze, idee e sollecitazioni provenienti dai diversi livelli locali.

C’è infine, e sono al quarto punto, l’opportunità di dare nuova linfa vitale alla rete dei circoli del Partito democratico. Non possiamo nasconderci le difficoltà con cui oggi si misura la base organizzata del Pd dovuta un micidiale mix composto di senso di abbandono e mancanza di risorse economiche e umane. Il progetto EUdem può essere un ottimo ricostituente in grado di avvicinare al Partito democratico i giovani “nativi europei”, di offrire un traguardo politico alto – ma da praticare quotidianamente con lo studio e la formazione – e di ridare entusiasmo e desiderio verso l’impegno politico facendo leva sulla propria iniziativa, non attendendo che a muoversi siano necessariamente i livelli regionali o nazionali.

Di carne al fuoco, come evidenziato, ce n’è molta. Starà a noi, alla nostra capacità e alla nostra volontà saper tradurre queste intenzioni in azioni e in politiche che guardino a tutti gli europei.

Buon lavoro a tutti noi!

Stefano Campolo –
responsabile comunicazione PD Veneto

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