Elezioni austriache: una prima analisi

Elezioni austriache: una prima analisi. 

di Enrico Peroni, segretario PD Vicenza 

Dal voto di ieri sera in Austria, tanto atteso come ulteriore test sulla portata dei movimenti euroscettici e nazionalisti in Europa, emergono alcuni spunti immediati:

– il Partito Popolare Austriaco trasformatosi nella lista personale del giovane Kurz ottiene almeno 200 mila voti in più. Un buon dato ma inferiore alle aspettative. In ogni caso sarà lui primo ministro;

– il Partito della Libertà Austriaco ottiene anch’esso circa 200 mila voti in più, ma va ricordato che nel 2013 l’area della destra nazionalista aveva altri due partiti (il BZO e il Team Stronach). Se si guarda all’area politica, queste elezioni confermano lo spazio politico dell’estrema destra austriaco ma non lo ampliano di molto;

I socialdemocratici, colpiti durante la campagna elettorale da un paio di gravi scandali, hanno tenuto botta (molto meglio di quelli tedeschi), ottenendo la stessa percentuale del 2013 pur perdendo circa 100 mila voti;

– i Verdi del presidente Van der Bellen sono esplosi: con una pesante scissione di Pilz e una campagna condotta malissimo perdono 9 punti percentuali, di cui solo una parte è assorbita dall’altra lista verde di Pilz. 

L’esito dell’elezione non è – come la stampa italiana dipinge già – un trionfo dell’estrema destra. Né è una sua sconfitta.

Così come il risultato della Le Pen non era una sconfitta o quello dell’Afd una vittoria. Ormai sembra che la stampa nostrana si diverta ad ogni elezione in un altro Paese europeo a leggere tutto come “trionfo” o “tracollo” dell’estrema destra. Senza capire le sfumature, i dettagli, le piccole evoluzioni, le costanti. Vabbè, evviva le semplificazioni giornalistiche!

Se da un lato la destra austriaca mantiene il suo spazio politico (che bene o male ha da 10 anni dato che nel 2008 FPOE e BZOE avevano ottenuto insieme il 28,2% e nel 2013 FPOE, BZOE e TS avevano ottenuto il 29,2%, ora il FPOE ha il 27,4%), l’elemento importante è l’apertura che i cristiano-democratici fanno alla destra nazionalista. È un elemento politico non nuovo nella politica austriaca, utilizzato anche nel 1999 e che portò a governi tra popolari e nazionalisti dal 1999 al 2006 (ma con in mezzo una scissione di una parte dei nazionalisti). Insomma, come al solito, è la destra conservatrice che deve porsi il tema di come relazionarsi con la destra nazionalista (in termini di politiche, di idee e di alleanze).

La domanda è: è tempo di “normalizzare” la destra nazionalista austriaca oppure è meglio lasciarla sempre all’opposizione? E le sue battaglie sono accettabili nel contesto di una democrazia liberale? 

E quanto queste battaglie hanno veramente a che fare con qualche tipo di sofferenza degli austriaci (che economicamente stanno direi benone) oppure sono frutto di un nazionalismo rancido di un Paese che (come tanti altri) non ha fatto i conti con le proprie colpe ed è percorso da un razzismo etnico allucinante in una parte di popolazione? O ancora è l’effetto perverso della globalizzazione con quell’impoverimento (reale o percepito che sia) di una parte di ceto medio della provincia e della montagna austriaca? 

La scelta di Kurz pare chiara. Probabilmente governerà con l’FPOE. E vedremo se li normalizzerà. In bocca al lupo. A tutti noi.

 

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