ECONOMIA CIRCOLARE: nuova frontiera del made in Italy

L’Europa importa attualmente la metà delle risorse che consuma, mentre getta circa 600 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno. Al contrario, una gestione intelligente ed sostenibile rifiuti può creare nuova crescita, maggiore competitività delle nostre imprese e tanti nuovi posti di lavoro, soprattutto per i giovani. È quanto è emerso dal dibattito pubblico sull’economia circolare, organizzato dal Gruppo Economia Verde al circolo del PD di Bruxelles, lunedì 19 ottobre in preparazione della EUdem School.

Per realizzare questo potenziale si deve puntare con decisione sulla riduzione dei rifiuti e sul riuso di oggetti e materiali. Ad esempio: penalizzando i prodotti monouso, spingendo sulla sharing economy, dichiarando guerra all’obsolescenza programmata, promuovendo i centri di raccolta e re-design, introducendo una tariffa sulla base della quantità effettiva di rifiuti prodotti e infine cancellando gli incentivi sul recupero energetico degli impianti di incenerimento.

Secondo l’intervento di Massimo Paolucci, europarlamentare PD, il passaggio ad un’economia circolare è una necessità urgente ma anche una grande opportunità per l’Europa, e soprattutto per l’Italia. Perché a fronte di una crescente competizione globale per le risorse naturali (che scarseggiano nel nostro continente), aumenta la domanda mondiale per la qualita, l’efficienza e la bellezza del made in Italy. Ma c’è bisogno di un cambiamento culturale: bisogna passare dal consumismo dell’usa e getta ad una mentalità per il quale i rifiuti di un settore industriale diventano una risorsa per un altro settore. Il Governo Renzi dovrebbe promuovere un grande piano d’investimento nelle infrastrutture necessarie all’economia circolare, quali ad esempio impatti di riciclo e compostaggio.

A dicembre la Commissione europea dovrebbe approvare un nuovo piano europeo per l’economia circolare, con obiettivi vincolanti per la riduzione dei rifiuti urbani e industriali. Secondo studi dell’esecutivo europeo, incrementando del 30% l’uso efficiente delle risorse naturali entro il 2030, si possono creare fino a due milioni di posti di lavoro, e le imprese europee possono risparmiare 465 miliardi di euro sui costi dei materiali.

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