Diritti sociali: una Social Card europea per codificarli

Diritti sociali: una Social Card europea per codificarli. Francesco Corti, membro del Direttivo di EuDem, interviene in un importante articolo sul Progressive Post  della fondazione FEPS insieme al Prof. Maurizio Ferrera.

 

Il valore aggiunto del pilastro europeo dei diritti sociali potrebbe e dovrebbe consistere nel servire da quadro generale per collegare e migliorare le iniziative sociali esistenti (ad esempio Erasmus, la tessera europea di assicurazione sanitaria, il Fondo sociale europeo) in modo sistematico e renderle popolari in un insieme coerente e riconoscibile.

Il termine chiave che sostiene l’attrazione simbolica del pilastro europeo dei diritti sociali è, appunto, il termine “diritti”. Questo collega il Pilastro al linguaggio della cittadinanza e dei diritti sociali, che è diventato così culturalmente e istituzionalmente radicato nella tradizione europea.
Ma cosa sono i diritti, esattamente? Possiamo definire i diritti come fonti di potere. Mantenere un diritto significa avere motivi legittimi per rivendicare la conformità da parte degli altri. Ci sono poi risorse di controllo: se non si ottiene la conformità, il titolare del diritto può attivare la coercizione legale. In terzo luogo, ci sono risorse strumentali: la disponibilità di condizioni pratiche per un pieno esercizio dei diritti. Mentre il secondo tipo di risorse (enforcement) è ciò che rende “duro” i diritti (e, per estensione, la cittadinanza), nelle società liberal-democratiche contemporanee non dobbiamo sottovalutare l’importanza degli altri due tipi: risorse normative e soprattutto strumentali.

Applichiamo questa divisione ai “diritti” dell’UE. Anche quando adotta norme vincolanti che incidono indirettamente sulla cittadinanza nazionale, l’UE non può fornire risorse di controllo direttamente ai cittadini. L’UE fornisce, tuttavia, risorse normative (anche se solo attraverso una legge non vincolante) e la cittadinanza europea conferisce direttamente ai cittadini alcune risorse strumentali. Suggeriamo che il primo impatto tangibile dell’EPSR in termini di empowerment dei cittadini potrebbe e dovrebbe derivare, principalmente, da questi tipi di risorse strumentali, cioè risorse finanziarie, organizzative, infrastrutturali e di servizio. Il Pilastro sociale, infatti, consiste in diritti “soft” come risorse normative (ad esempio diritto alla protezione dalla povertà). Forse, in futuro, la legislazione europea “dura” seguirà da questi diritti. Tuttavia, nel breve periodo, gli strumenti concreti, che stabiliscono le condizioni necessarie per un pieno esercizio di tali diritti (ad esempio una garanzia per figli), sono ciò che possiamo aspettarci.

L’UE ha già una vasta gamma di iniziative sociali “facilitanti”. Molti di essi (ad esempio i servizi europei per l’impiego (EURES), ERASMUS e la tessera europea di assicurazione sanitaria (EHIC) sono destinati ai cittadini mobili dell’UE, i “promotori”, per facilitare l’ingresso nello spazio di cittadinanza di un’altra comunità e goderne i diritti . Altri (ad esempio, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo di aiuti europei ai più disoccupati (FEAD) sono destinati ai “sostenitori”, per sostenere e facilitare l’accesso alla protezione sociale e promuovere l’inclusione nelle arene domestiche. Tuttavia, tra la gente comune c’è solo una consapevolezza limitata di queste iniziative.
Per questo motivo, il valore aggiunto dell’EPSR potrebbe e dovrebbe consistere nel servire da quadro generale per collegare e migliorare tali iniziative in modo sistematico e per diffonderle in un insieme coerente e riconoscibile. Alcuni risultati della capacità del pilastro sociale di potenziare l’origine dei diritti sono già emersi nei documenti preliminari della Commissione. Il rafforzamento dell’Iniziativa per l’occupazione giovanile (YEI), l’aumento del volume del FSE, del FEG e del FEAD e l’attuazione di due nuovi strumenti, ossia la garanzia di competenze e la garanzia per i minori, sono tra le più importanti proposte che potrebbero rafforzare la cittadinanza dell’Unione. Lo stesso vale per quanto riguarda i promotori delle proposte della Commissione per un’autorità europea del lavoro, una tessera europea per studenti, un numero di previdenza sociale europeo e il progetto in corso della carta di invalidità dell’UE. Tuttavia, al fine di rendere i cittadini dell’UE consapevoli di questo insieme di risorse strumentali, una semplice sistematizzazione e un rafforzamento delle iniziative sociali non è sufficiente. È necessario un ulteriore passo. A tal fine, una mossa intelligente sarebbe quella di introdurre uno strumento pratico specifico, disponibile per tutti i cittadini europei, rendendoli consapevoli (e anche facilitando l’accesso) alle proprie risorse energetiche “strumentali” basate sull’UE.

Una “social card europea”

Suggeriamo qualcosa come una “carta sociale europea”, un bene tangibile, con un alto potenziale simbolico, in grado di promuovere identità collettive, sentimenti di “sentimento” e percezioni dell’appartenenza. Questa proposta va oltre il summenzionato numero di previdenza sociale europea, in quanto includerebbe non solo i “movers” ma anche i cittadini che rimangono nei paesi di origine. A tale riguardo, è più vicino all’idea di una “carta di sicurezza sociale dell’UE”, lanciata dal Parlamento europeo. Tuttavia, è ancora più ambizioso rispetto a quest’ultima posizione, in quanto serve esplicitamente non solo a fini amministrativi (ovvero informare i cittadini sui loro diritti) ma anche a obiettivi politici.

L’enfasi sulle risorse strumentali che facilitano l’esercizio dei diritti sociali può sembrare poco ambiziosa e di basso profilo, esse hanno tuttavia il vantaggio di essere pratiche e possono diventare operative senza modifiche del Trattato o importanti innovazioni legislative. I regimi nazionali di cittadinanza e di welfare non sono nate con un Big Bang storico ma con una lenta sequenza di riforme incrementali. Considerato il pesante retaggio di tali regimi, l’incrementalismo è oggi la strategia più promettente e strategica per l’UE in termini di risultati a breve e medio termine, e ciò vale anche per l’EPSR. Una tale strategia non dovrebbe perdere di vista le misure legislative e non esclude l’elaborazione di grandi visioni politiche. Al contrario, presuppone un graduale “rafforzamento” della produzione dei diritti e, soprattutto, del pensiero visionario, altrimenti piccoli passi diventano un cammino casuale e privo di scopo, che molto probabilmente causerà un fallimento politico.

 

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