Decreto sicurezza, Europa e integrazione

Il decreto sicurezza non è altro che un brutto spot elettorale, senza visione, senza prospettive. Basta non soffermarsi alla superficie e immaginarne le ovvie conseguenze, a partire dalla protezione umanitaria. Per ovvie ragioni di minimo rispetto dei diritti umani i potenziali beneficiari di questa forma basilare di protezione non possono essere rimpatriati nel loro paese d’origine.

Di conseguenza resteranno sul territorio nazionale, senza uno status, andando ad ingrandire le sacche di illegalità diffusa e il caporalato che dovrebbero essere la vera preoccupazione di un Ministro degno di questo nome. Allo stesso modo escludere dallo SPRAR i richiedenti asilo, in particolare quelli che palesemente hanno titolo a una forma di protezione, renderà solo più difficoltoso costruire percorsi di integrazione virtuosi che prendano in carico i rifugiati dal momento del loro arrivo sul territorio nazionale lasciandoli invece per mesi nel limbo dei grandi centri di accoglienza (CARA). Proprio nei CARA negli ultimi anni sono stati identificati i peggiori casi di malversazioni e illegalità.

Inoltre, riducendo la platea degli SPRAR si indebolisce una rete considerata un esempio positivo in Europa, eliminando risorse per i piccoli comuni che facilitano ogni giorno sul territorio l’accettazione dei migranti nelle comunità locali. Risorse tra l’altro che in larga parte provengono dall’Europa e non pesano sul bilancio nazionale. Un menu di misure con lo stesso minimo comun denominatore dello show contro Mimmo Lucano: mascherare dietro una falsa pretesa di legalità e ordine una visione del mondo in cui il migrante non è benvenuto, in cui la società deve restare uniforme. L’importante è il messaggio senza pensare alle sue conseguenze. Anche per questo le parole sono importanti, soprattutto quando siamo noi ad usarle. Quindi magari la prossima volta prima di brandire in modo solenne la parola “clandestini” pensiamoci meglio.

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