COSA STA FACENDO L’EUROPA? GUIDA COMMENTATA PER I CIRCOLI E I MILITANTI PD.

9 aprile 2020

Cosa sta facendo l’Europa?

Guida commentata per i circoli e i militanti PD.

 

 

Premessa 

Buone misure, ma perché occorre andare oltre.

I social media sono pieni di critiche e spesso di fake news sulla mancata risposta dell’Europa alla crisi del Coronavirus. Non siamo i portavoce dell’Unione Europa, ma è fondamentale riportare un po’ di verità.

Nel quadro delle proprie risorse e competenze, le istituzioni europee (soprattutto Commissione, Banca Centrale e Parlamento) hanno agito in pochi giorni per prendere decisioni urgenti e molto importanti, nell’obiettivo di anticipare il violento impatto economico e sociale di questa emergenza sanitaria.

Sono misure che permettono una copertura finanziaria potentissima per scongiurare mancanza di liquidità, penuria di investimenti, impennata della disoccupazione.

Una risposta decisiva, ma che non è ancora abbastanza, perché limitata appunto dalle scarse risorse disponibili a livello comunitario e dalle poche competenze in ambito sanitario dell’Unione Europea.

L’Europa si è mossa in fretta ma ricordiamo che molte delle misure elencate qui di seguito (in sintesi: velocizzazione nell’erogazione di alcuni fondi europei, nuovi strumenti comuni di sostegno alla disoccupazione, flessibilità nelle regole fiscali e degli aiuti di stato, un’ulteriore espansione monetaria della Banca Centrale) sono proposte che i socialisti e progressisti europei chiedono con forza, da almeno dieci anni, ovvero dalla precedente crisi finanziaria, e che solo ora sono parzialmente introdotte.

Per poter fare di più, gli Stati membri dell’Unione Europea dovrebbero ora accordarsi per aumentare le risorse comuni e ampliare il mandato e le competenze delle istituzioni comunitarie.

 

Il tema Eurobond: perché sono cosi cruciali.

Accanto ad un giudizio positivo sulle misure che qui di seguito vengono elencate, non possiamo non ricordare il pezzo mancante della risposta che l’Europa deve introdurre.

In queste ore gli Stati membri e le istituzioni europee – come è noto – stanno cercando di trovare un accordo su un sistema di prestiti bilaterali a lungo termine. Lo strumento principale sarebbe il Meccanismo Europeo di Stabilità, che potrebbe effettuare prestiti, sottoposti a condizioni leggere ma ancora da negoziare, agli Stati membri. A questo si aggiungerebbero – come possiamo vedere più in dettaglio qui di seguito – maggiori prestiti della Banca Europea degli Investimenti per le piccole e medie imprese, e un sistema di prestiti gestito dalla Commissione Europea (il programma SURE) di 100 miliardi, per sostenere i sussidi di disoccupazione nazionali. Il limite principale di queste misure, oltre alla loro dimensione ancora ridotta, è che si tratterebbe di prestiti contratti dai singoli Stati Membri che graverebbero quindi sui debiti pubblici nazionali e dovrebbero essere ripagati con risorse dei singoli Paesi.

 

Il governo italiano, e per primo il PD con i ministri Gualtieri e Amendola, sta invece giustamente insistendo per forme molto più avanzate di integrazione e sostegno finanziario, per strumenti veramente comuni (eurobond, coronabond, o come altro vorremo chiamarli, conta la sostanza..) che permettano di mettere insieme gettito fiscale e debiti come premessa di un vero Tesoro europeo. Si è parlato tanto in questi giorni della mancanza di solidarietà tra i Paesi europei, ma cerchiamo di andare oltre : la solidarietà non è sufficiente, non bastano risposte temporanee, quasi caritatevoli, per rispondere a uno shock economico e sociale cosi forte. Gli eurobond e altri strumenti comuni di debito sono innanzitutto una misura di crescita economica che conviene a tutti, anche a chi oggi – come i paesi nordici – si sente più protetto dalla crisi. Prima o poi infatti ogni paese sarà costretto a sostenere spese enormi per sostenere la ripresa dell’economia e per aiutare le famiglie: senza una copertura comune e strumenti condivisi tutta la zona euro sarà a rischio, è impensabile immaginare un indebitamento nazionale perenne. Sono le misure simili agli eurobond, quindi, quel qualcosa in più necessario ad aprire una nuova pagina nella storia europea : questo può avvenire, ad esempio, attraverso un fondo comune per la rinascita, uno strumento che politicamente ed economicamente è sicuramente più forte di un sistema di prestiti (a prescindere dalla condizioni) come previsto dal MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) e di deroghe (temporanee) alle regole comunitarie.

 

 

LE MISURE ADOTTATE, COMMENTATE IN MODO SINTETICO:

 

Liquidità della Banca Centrale : 1110 miliardi

Nelle ultime settimane la BCE ha avviato un nuovo programma di acquisto di titoli di Stato, acquisto di crediti delle imprese e liquidità alle banche per 750 miliardi, che si aggiungono ai programmi già in corso (Quantitative Easing) di 240 miliardi e ai 120 miliardi aggiuntivi decisi a inizio marzo.

In questo modo le banche possono dare più liquidità alle imprese, facilitare la sospensione dei mutui, permettere allo Stato di indebitarsi ancora a tassi ragionevoli per venire incontro alle spese di emergenza sociale ed economica. Il passo necessario, per il futuro, è un accordo tra gli Stati membri della zona euro per dare alla Banca Centrale Europea un mandato più ampio in modo da consentirle di sostenere gli Stati più fragili, difendendoli dall’aumento dei tassi di interesse sui titoli di stato.

 

Prestiti e investimenti più facili : credito di 200 miliardi dalla BEI

La Banca Europea degli Investimenti ha proposto una nuova linea di credito di 200 miliardi – su cui già gli Stati membri hanno dato un accordo – che si attua grazie a garanzie sui bilanci nazionali. Questo permette allo Stato italiano di fornire garanzie pubbliche per prestiti a lunga scadenza alle imprese in sinergia con la Cassa Depositi e Prestiti.

 

Sospensione del Patto di stabilità 

Lo Stato e le regioni possono effettuare investimenti per aiutare famiglie, lavoratori e imprese senza più dover rispettare le regole di bilancio europeo, ossia potendo indebitarsi e fare nuovo deficit, con interessi tenuti sotto controllo grazie agli acquisti di titoli italiani garantiti dalla BCE.

È questo che ha permesso al Governo italiano di stanziare 400 miliardi straordinari grazie al recente decreto.

Il PD e i progressisti europei chiedono da anni di rendere più flessibili le regole del Patto di Stabilità, perché gli investimenti produttivi (ad esempio per la ricerca, l’innovazione, la transizione ecologica) non possono essere visti come un peso sui conti dello Stato, ma anzi come una leva per la crescita. Con la sospensione del Patto di stabilità, che è temporanea ed è legata all’emergenza del Coronavirus, si apre però finalmente le possibilità di una visione diversa della politica fiscale in Europa nei prossimi anni.

 

Aiuti alle imprese in deroga alle regole europee sugli aiuti di Stato

Vista la grave situazione economica, la Commissione ha stabilito di interrompere le regole in vigore in merito ai limiti per gli aiuto di Stato alle imprese, come previste dalle norme della politica di concorrenza. Questo rende lecite e operative scelte nazionali a sostegno di imprese, lavoratori e del sistema sanitario per sostenere situazioni di particolare crisi.

 

Utilizzo immediato dei fondi europei disponibili :  37 miliardi

L’Unione europea ha mobilitato le risorse disponibili nel bilancio europeo per dare agli Stati tutto il sostegno per rispondere alla crisi sanitaria e all’impatto economico.

Questo permette di anticipare pagamenti e di spostare i fondi di europei di coesione verso settori di intervento dove sono necessari il più rapidamente possibile.

Si tratta di un anticipo dei 37 miliardi ancora disponibili nel Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e nel Fondo Sociale Europeo (FSE), da spendere entro il 2023, con massima ammissibilità di tutte le spese connesse alla crisi, ad esempio per sanità, sostegno alle imprese e al mercato del lavoro, senza bisogno di confinanziamento nazionale. Un altro importante vantaggio per l’Italia è la facoltà di non restituire gli 8 miliardi di finanziamenti non spesi nell’ambito dei Fondi europei per il 2019.

 

SURE, nuovo fondo di 100 miliardi per l’occupazione

La Commissione europea ha lanciato il programma SURE, che consentirà di garantire prestiti agli stati membri fino a 100 miliardi. Tali prestiti saranno destinati a finanziare le casse integrazioni nazionali o schemi di supporto al reddito per i lavoratori autonomi.

Il nuovo strumento SURE raccoglierà risorse sui mercati garantendo prestiti a tassi di interesse bassissimi e sarà quindi un sistema che consentirà nel breve periodo agli Stati più indebitati di ottenere liquidità a condizioni ben più vantaggiose di quanto accadrebbe cercando prestiti direttamente nei mercati finanziari.

I progressisti europei (in prima linea gli ultimi governi italiani di centrosinistra) chiedono da tempo uno strumento ancora più lungimirante, ovvero una assicurazione europea contro la disoccupazione, permanente e basata su trasferimenti diretti agli stati in difficoltà, invece che su prestiti: la Commissione europea si è impegnata a proporre questo nuovo strumento entro la fine del 2020. L’introduzione di SURE è un primo passo importante per arrivare sul lungo termine ad avere una vera e propria assicurazione europea contro la disoccupazione.

 

Ricerca

La Commissione Europea ha rapidamente stanziato 48 milioni del Programma Horizon 2020 per la ricerca di emergenza in campo sanitario, selezionando 18 progetti e 140 gruppi di ricercatori, che oggi lavorano per comprendere l’andamento dell’epidemia e per testare cure e trattamenti innovativi. Particolarmente importante è anche lo stanziamento di 80 milioni a CureVac – un’azienda biotech che sviluppa vaccini innovativi – con l’obiettivo di accelerare la produzione di un vaccino contro il coronavirus.

 

Un pensiero su “COSA STA FACENDO L’EUROPA? GUIDA COMMENTATA PER I CIRCOLI E I MILITANTI PD.

  1. umberto ha detto:

    Non ho capito bene la nostra posizione sugli eurobond!
    come fanno a costituire un “Fondo per la Rinascita”?
    Sembra più plausibile il ricorso al MES senza condizioni visti i tempi che comunque gli eurobond impiegherebbero per essere attivi e visto che la Germania dovrebbe modificare la sua Costituzione.
    O sbaglio?
    Cordiali saluti a tutti/e

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