Consiglio Europeo 20-21 ottobre 2016 – Un nostro commento a caldo

 

È terminata da poche ore la riunione del Consiglio Europeo. La cronaca e un’analisi dettagliata delle conclusioni concordate dai 28 Capi di Stato e di governo la potete trovare (meglio di come sapremmo fare noi) sui principali siti di informazione europea, a noi preme segnalare tre priorità politiche che emergono dal summit.

Sulla BREXIT, innanzitutto, è da sottolineare che la posizione rigida portata avanti dal Presidente francese Hollande perché il Regno Unito presenti il prima possibile la propria richiesta di uscita dalla UE, in modo da poter attivare le procedure previste dal art. 50 TUE, si è tramutata unicamente in una smentita della richiesta di Theresa May che, da parte contraria, domandava che il Consiglio smettesse di riunirsi senza la sua presenza, come invece avvenuto recentemente a Bratislava.

Non è un punto di poco conto: occorre fermezza e unità da parte dei 27 Paesi membri per affrontare insieme le diverse prospettive ancora aperte dopo il referendum britannico. Non si può trattare la UE come un taxi prendendone i benefit (ovvero il mercato interno) senza considerare il sistema di diritti che la sottende (su tutti, la libera circolazione) e gli obblighi comuni che ne derivano. Saranno settimane cruciali per l’equilibrio del sistema politico europeo (il voto per le presidenziali austriache, il referendum in Italia, l’avvio della campagna presidenziale in Francia), l’UE deve pertanto mantenere una linea ferma di fronte al rischio di ulteriori disgregazioni della casa comune.

Sul CETA si è consumato, con un ulteriore colpo di coda a summit concluso, un vero e proprio psicodramma. Dopo anni di negoziato ed un rush finale per arrivare al via libera definitivo, e nonostante un generale accordo tra tutti gli Stati membri, sarà impossibile per l’UE procedere alla chiusura dell’accordo, in virtù dell’esplicito rifiuto della regione della Vallonia, il cui consenso è obbligatorio secondo le regole costituzionali belghe.

Più che i contenuti, il punto politico nodale rimane la vexata quaestio del rapporto sinistra-globalizzazione: come è noto, il CETA viene rifiutato sulla base di preoccupazioni sull’effettiva democraticità dei meccanismi giurisdizionali dell’accordo, oltre che da un generale timore che esso possa essere una sorta di cavallo di troia per un’approvazione del TTIP.

Come abbiamo scritto in un’analisi di qualche giorno fa proprio sul tema delle sfide che il CETA pone alla socialdemocrazia europea, da un buon accordo può ripartire la comune visione dei progressisti di tutto il mondo, fissando standard commerciali che replichino il modello sociale e democratico europeo per dare una governance alla globalizzazione. L’Europa non può rimanere isolata nel mondo e la stessa creazione di un’Europa federale passa dal poter rafforzare la capacità negoziale della Commissione, come previsto dai Trattati, sottoposta al controllo democratico del Parlamento europeo.

La questione del CETA evidenzia la fragilità del patto federale e indica quanta strada resta da percorrere (e quanta cultura europea da diffondere) per arrivare ad una Unione compiuta. Se persino una regione può imporre un veto su un trattato internazionale dovremo attendere ancora molto prima che gli stati nazionali cedano sovranità su materie di rilievo interno, ma non meno importanti, come il fisco e la difesa.

Il summit di Bruxelles è stato anche un’occasione per ribadire l’impegno politico del PD per il RILANCIO DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA. Non possiamo non ricordare l’incontro che Matteo Renzi ha avito con la delegazione del PD al Parlamento europeo, durante il quale è stato deciso di rafforzare l’azione del Partito, a tutti i suoi livelli, per una forte iniziativa politica in Europa, ripartendo dagli ideali del Manifesto di Ventotene già riaffermati nel vertice sull’isola dello scorso agosto. In questa ottica assume particolare rilevanza l’appuntamento del prossimo 25 marzo in occasione dei 60 anni dei trattati di Roma e le collegate manifestazioni a cui EUDem ha già aderito.

La redazione EUdem

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