La Regione e l’Europa, due miliardi in meno?

Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, dopo il 2020 il Veneto rischia di perdere 2,1 miliardi di fondi strutturali comunitari. È un argomento che va affrontato apertamente, aspettando anche il prossimo Governo che, in sede di Commissione, dica quale scenario intende sostenere: più o meno Europa? L’allarma arriva dal gruppo regionale del Partito Democratico, che ne discuterà sabato prossimo, 24 marzo, dalle 9.30 alle 12 al Viest Hotel di Vicenza nel corso del convegno ‘La Regione e l’Europa, due miliardi in meno?’ organizzato in collaborazione con l’associazione EuDem. All’evento interverranno il capogruppo dem Stefano Fracasso, la consigliera Francesca Zottis, Pierluigi Boda responsabile #Cohesion Alliance, Comitato europeo delle Regioni, l’europarlamentare Damiano Zoffoli, Marco Dus membro del Comitato delle Regioni ed Enrico Peroni responsabile Europa del Pd Veneto e coordinatore veneto di EuDem. L’introduzione è affidata a Stefano Campolo dell’associazione Eudem.

“A causa della Brexit – ricorda il capogruppo Stefano Fracasso – mancheranno circa 100 miliardi al bilancio europeo. Quali saranno gli scenari futuri? Ci saranno dei tagli ai fondi strutturali oppure verrà chiesto un contributo maggiore agli altri Paesi?”

La Commissione europea ha previsto tre scenari riassunti in questo documento presentato il 23 febbraio scorso alla riunione informale dei leader europei.

Come si evince dallo schema sopra riportato, gli scenari 2 e 3 prevedono una taglio drastico alla politica di coesione a partire dalla programmazione 2021-2027. Le priorità europee nei prossimi anni riguarderanno la difesa comune, la sicurezza – in particolare con il progetto di frontiere comuni e di regolazione dei migranti il cui valore è di circa 150 miliardi – l’investimento in ricerca e il raddoppio delle risorse disponibili per la connettività (da 35 a 70 miliardi). A entrate invariate, cioè con solo l’1 per cento del Pil dei Paesi membri e con l’uscita della Gran Bretagna (- 100 miliardi), gli obiettivi della Commissione potrebbero essere raggiunti esclusivamente tagliando altre voci di bilancio. La politica di coesione, che vale oltre un terzo del bilancio complessivo, sarebbe la prima a subire una sostanziosa riduzione.

“Mentre il dibattito pubblico italiano è tutto concentrato su chi sarà il prossimo presidente della Camera”, sottolinea Stefano Campolo dell’associazione EuDem, “nessuno sembra occuparsi di presidiare il centro decisionale dove si stabilisce se dal 2021 le imprese innovative, le aziende agricole, le scuole di formazione, le amministrazioni pubbliche e, soprattutto, le zone a fallimento di mercato, riceveranno ancora il sostegno e i finanziamenti dell’Unione Europea. È chiara a tutti la necessità per l’Ue di fare significativi passi avanti in termini di difesa comune, di sicurezza, di creare un welfare omogeneo e di aumentare la competitività delle imprese anche attraverso la ricerca. Bisogni che possono essere soddisfatti a due condizioni, una politica e una economica: la prima prevede la cessione di ulteriori quote di sovranità da parte dei Paesi membri e la seconda l’aumento del budget. Pensare di farlo sulle spalle delle regioni sarebbe un’autentica follia e fa benissimo il Pd Veneto a sollevare questo problema”.

Sull’importanza delle risorse europee ha insistito la consigliera Francesca Zottis: “Una parte dei Fondi europei di sviluppo regionale fanno parte del Por Fesr dedicati ai progetti di sviluppo, programma che coinvolge settori trainanti del Veneto come per esempio il settore ricettivo turistico. Finora questi soldi sono stati ben utilizzati, spendendo 180 dei 248 milioni disponibili, avviando 49 bandi e finanziando 1491 domande. Se non agiamo rischiamo di perdere, oltre ai finanziamenti Fesr, anche quelli per la formazione-lavoro Fondo sociale europeo e il miliardo per l’agricoltura previsto dal Piano di sviluppo rurale. Dobbiamo far capire che indebolendo le Regioni più virtuose, che fanno da traino, si penalizzano anche quelle più svantaggiate”.

La politica di coesione per l’Italia vale circa 32 miliardi di euro nella programmazione 2014-2020, per il Veneto 2,1 miliardi.

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