Cina, un Paese che costruisce il futuro

di Elena Vultaggio

Si è conclusa da pochi giorni la visita istituzionale della delegazione PD in Cina, ospite del Partito comunista cinese. Un programma intenso ha scandito i 10 giorni trascorsi tra Pechino, Shangai e la provincia dello Shanxi, tre mete fondamentali per capire meglio l’evoluzione di questo Paese tra tradizione e modernità.

La visita ha avuto inizio dalla Pechino Imperiale, Grande Muraglia e Città Proibita, come a voler definire sin da subito la forte identità storica di questa grande civiltà. Colpisce la forte presenza militare attorno a Piazza Tian’anmen, il luogo delle rivolte, delle manifestazioni, delle repressioni, e questa tensione si respira ancora tutta, anche attraversando la strada e volgendo lo sguardo alla grande immagine di Mao Zedong, il cui nome mai sarà pronunciato nei 10 giorni di permanenza. Probabilmente ricordare una figura così controversa e diversamente giudicata non risulta essere conveniente in una fase importante come questa di apertura, sia politica che economica, all’Occidente.

Stride il confronto tra Pechino e Shangai, cupa e severa la prima, luminosa ed effervescente la seconda.

Shangai sembra illuminare il pianeta con i suoi maestosi grattacieli, città viva e dinamica, piena di turisti anche nei mesi invernali, rappresenta al meglio la modernità, l’eleganza e l’apertura ambita dall’intero Paese e qui realmente compiuta.  Suo il porto commerciale più grande al mondo, e  la Commercial Aircraft Corporation of China che ha realizzato nel 2015 il primo aereo passeggeri.

Ma è nella provincia dello Shanxi dove ho respirato l’essenza di un popolo che giudico, tra le sue contraddizioni, straordinario. Sono terre desolate, estreme, vicine alla Mongolia, ricche di storia, con le grotte Yungang di Datong, patrimonio UNESCO, e il tempio Hanging costruito su più livelli per adattarsi alla ripida parete rocciosa di una montagna, terre dove incontrare un europeo è molto raro ma dove l’accoglienza è stata tra le più calorose; negli occhi dei dirigenti del partito dello Shanxi traspare tutto l’orgoglio per la loro cultura e storia,  il rispetto per la propria terra, il desiderio di riscatto per l’intero popolo cinese.

Potrei facilmente elencare molte delle contraddizioni e delle differenze che ci separano, sarebbe semplice avanzare critiche su temi come i diritti civili, l’eco sostenibilità, la libertà di stampa, ma sarebbe riduttivo e a tratti superficiale voler paragonare due grandi civiltà, che sono cresciute nei millenni senza mai incontrarsi e senza mai subire l’una l’influenza dell’altra. È un modo di pensare il loro, che non hai mai subìto, a differenza nostra, l’influenza della filosofia greca, che non ha mai avuto stagioni come il Rinascimento o l’Illuminismo, e che li rende, per questo, una civiltà “alternativa” alla nostra. Conoscere la Cina, non necessariamente comprenderla, richiede uno sforzo in più, abbandonare le nostre costruzioni classiche di pensiero per poter capire le loro evitando distorsioni e rappresentazioni parziali.

E nonostante le secolari distanze, è apprezzabile quanto emerso dall’ultimo congresso del Partito Comunista cinese, durante il quale si è delineata una nuova strada da perseguire da qui al 2035 per rendere la Cina un paese “moderno, ricco, democratico e bello”. Quattro aggettivi in cui Xi Jinping riassume tutti quegli aspetti ancora irrisolti, controversi e che creano distanza e attrito con la nostra cultura, il nostro sistema di diritto e la nostra politica occidentale e che ha tutte le buone intenzioni di superare.

In un fase storica in cui diversi Paesi, considerati grandi democrazie occidentali, indietreggiano di fronte ai temi ambientali, dell’immigrazione, dell’integrazione, trovo un segnale di grande e vera apertura da parte del Presidente Xi assumersi la responsabilità di mettere in programma delle misure di medio e lungo periodo che riducano anche le nostre distanze culturali.

Confucio afferma:

Se pensi in termini di anni, pianta il riso.
Se pensi in termini di decenni, pianta alberi.
Se pensi in termini di centinaia di anni, insegna alla gente.

Ebbene, la Cina  ha attraversato le prime due fasi, nel periodo della ricostruzione con Mao Zedong e dello sviluppo con Deng Xiaoping, adesso ha la forza economica e politica di poter superare le proprie paure ed insegnare alla gente. E se c’è una cosa che ho imparato da questo viaggio è e che alla Cina non manca di certo la determinazione.

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