BLOG EUDEM DAILY. TSIPRAS E IL PSE: CONSIDERAZIONI DI UN IMPOLITICO – DI MARTIN SCHULTHES, GRUPPO EUROPA PD BRUXELLES

La crisi greca sembra quasi una storia vecchia, scalzata dalla cronaca dalla nuova emergenza rifugiati. In verità lo è anche perché, dal punto di vista strettamente politico, la vicenda greca è stata ormai risolta proprio quando essa è stata riportata in una discussione democratica e istituzionale più larga, grazie al Parlamento Europeo, che dalle stanze chiuse del Consiglio, con l’aiuto di Tsipras e del suo referendum, se ne è riappropriato.

La ritrovata centralità del Parlamento europeo nel dibattito politico e istituzionale ha coinciso con il riportare la partita che l’Europa gioca in Grecia dal confronto tra nazioni e governi ad un più salutare confronto tra destra e sinistra. Questo è un merito storico, reso possibile dalla politicizzazione della scorsa campagna elettorale europea, e va riconosciuto il ruolo centrale e costruttivo giocato dal Gruppo S&D.
E’ sulla netta distinzione con il PPE, fatta emergere infatti con senso di responsabilità dal Capogruppo S&D, Gianni Pittella, che Tsipras ha potuto costruire il suo accordo e fare approvare dal governo greco le proposte dell’eurogruppo, a sua volta staccandosi marcatamente dagli impegni elettorali assunti mesi prima, in nome del mantenimento della Grecia nell’euro. E’ solo forte dell’alleanza che si è delineata e della vicinanza con il Gruppo S&D che Tsipras ha potuto trovare al Parlamento Europeo – in occasione del suo importante intervento a luglio – forza e dignità, scegliendo di sottoporre e far approvare al Parlamento greco le proposte sulle riforme per tenere la Grecia nell’euro.

Il voto al Parlamento greco e presso gli altri parlamenti dei paesi membri chiamati a votare il pacchetto d’aiuti per la Grecia, inevitabilmente è destinato a riprodurre il riequilibrarsi delle rispettive maggioranze di governo. Così infatti è stato al Bundestag, dove il partito di Angela Merkel, CDU-CSU si è spaccato, ed è solo grazie al sostegno indefesso della SPD che i nuovi crediti alla Grecia sono stati approvati, acuendo la spaccatura destra-sinistra già emersa nel Parlamento europeo.

L’uscita dalla crisi sarà ancora inevitabilmente dura, dolorosa e lunga. Ma politicamente, la crisi del deficit democratico vede finalmente una via d’uscita. Il PSE è chiamato ad un ruolo centrale di cinghia di trasmissione delle scelte coraggiose prese dal gruppo S&D nel dibattito al Parlamento, ma anche da Tsipras, a Bruxelles prima e poi ad Atene. Sta al PSE continuare a disegnare e predisporre sponde per incanalare il dibattito in una logica costruttiva ed efficace.

Questa della crisi del debito in Grecia non è che una delle sfide che attende l’Unione Europea e il PSE, occasione per strutturare una capacità di risposta progressista europea che presenti l’Unione Europea come un orizzonte di speranza e di coesione.
La crisi rifugiati mostra bene che non saranno le occasioni a mancare per mettere alla prova l’Europa e il ruolo che il PSE è chiamato a giocare.

La prospettiva di un ingresso di Tsipras nel PSE, o quantomeno di un gioco di sponde finalmente esplicito, non è che una tappa di una normalizzazione obbligata. Anche le proposte di voler cambiare il nome al PSE, da tempo al centro della riflessione sul futuro del socialismo in Europa, sono a loro modo un tentativo di dare risposta a un’esigenza di accompagnare questo cambiamento magmatico all’interno dei partiti della sinistra progressista. Sono due prospettive complementari, infatti, l’una non esclude l’altra.

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