In Austria una vittoria europea

Presidenziali austriache : un nostro primo commento

I popoli europei cominciano a reagire all’ondata populista che da due anni attraversa il continente. Il voto austriaco ci restituisce un Paese che ribadisce la volontà di legare il proprio destino a quello europeo. Cresce la consapevolezza dell’impossibilità di fornire risposte semplici a problemi complessi. L’estrema destra esce sconfitta in Austria : il verde Van der Bellen è stato eletto Presidente della Repubblica. Dopo la vittoria di misura prima dell’estate e la vicenda kafkiana del riconteggio e della necessaria ripetizione, si scongiura la nomina a capo di Stato di un esponente della destra radicale, evento che sarebbe stato unico e drammatico per tutta l’Europa.

La vittoria di Van der Bellen è forse il primo accenno di luce in fondo al tunnel dopo l’annus horribilis della storia politica recente dell’UE, segnata dalla crescita del populismo e dell’euroscetticismo.

Le prime parole di Van der Bellen sono state rivolte a ribadire nettamente l’orientamento pro-europeo dell’Austria e i principi di solidarietà e uguaglianza all’interno dell’Unione: sono affermazioni che portano sollievo e che potranno certamente avere un effetto politico immediato in una zona, quella della Mitteleuropa, sottoposta alla riemersione di forti tensioni identitarie e nazionaliste che stanno mettendo a dura prova la coesione dell’UE.

Si è parlato, in queste primissime ore di commento sul voto austriaco di una sorta di effetto Trump, ovvero la crescita di una coscienza dei rischi di una deriva populista anche in Europa. In realtà sarebbe forse più corretto parlare di un effetto post-Brexit, nel senso della graduale comprensione da parte dell’elettorato dell’incapacità, in chi porta il vessillo del populismo, di gestire poi le conseguenze politiche ed economiche di questa deriva.

E’ una vittoria quella di Van der Bellen che, sebbene sia sempre di misura, permette alla sinistra in Europa di poter vedere ancora aperta una strada comune per rispondere al populismo di destra, una risposta che non passa per la rincorsa degli argomenti euroscettici e per il voler mutuare linguaggi e programmi estranei alla cultura democratica e progressista. Una risposta che è quindi possibile trovare anche in via alternativa alla grande coalizione, che non può continuare a essere concepita come l’unica e inevitabile opzione per battere i populismi in Europa.

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