Austria, altro giro sulla giostra del populismo di destra?

Crisi di governo in Austria: la grande coalizione tra popolari e socialdemocratici è a rischio di esplosione per le dimissioni del vicecancelliere e capo del PPE austriaco, in un paese in cui la pressione della destra populista FPOE solo pochi mesi fa ha portato quasi allo scenario da incubo dell’elezione del primo capo di Stato di un movimento apertamente xenofobo.
Proprio sull’elezione del Presidente della Repubblica la grande coalizione aveva scricchiolato pesantemente, per l’estromissione dei due partiti principali dal ballottaggio e per l’imbarazzante connivenza (non troppo celata) di gran parte dell’elettorato conservatore con il candidato estremista Hofer, sconfitto di un pelo dal verde Van der Bellen.
In attesa di un’assemblea straordinaria domenica del partito popolare OVP, emerge con grandissima forza la figura dell’attuale ministro degli esteri Kurz, enfant prodige della politica austriaca che a soli 30 anni sta per prendere in mano il centrodestra, con metodi di personalizzazione e di distacco dalla politica tradizionale che hanno già portato alcuni commentatori (un po’ impropriamente) a definirlo il Macron di Vienna.
Con Kurz a capo dei popolari la richiesta di elezioni anticipate sarà immediata e di fronte alla prospettiva di un governo di minoranza del cancelliere socialista Kern la via del voto appare molto probabile.
Un altro giro di giostra, quindi, si apre in Austria, dopo un 2016 elettoralmente turbolento con la ripetizione del ballottaggio per le presidenziali conclusosi  a gennaio di quest’anno.
I nodi delle presidenziali rimangono tutti aperti, in un paese che si sente in prima linea nell’emergenza migranti, in cui l’opinione pubblica e i partiti scivolano gradualmente su posizione sempre più nazionaliste e refrattarie a scelte di solidarietà europea.
I sondaggi danno la FPOE in ascesa galoppante, oltre il 35 percento, con il partito popolare in netta difficoltà come terza forza del paese. E’ tutto da vedere se la candidatura del giovane ministro degli esteri sarà in grado di invertire una tendenza e recuperare il voto conservatore combinato a istanze di rinnovamento. La speranza è almeno che nella contesa storica tra popolari e socialisti, obbligati alla grande coalizione proprio per porre un argine all’estrema destra, rimanga un po’ di lucidità e no n si ponga minimamente in discussione l’ipotesi di una forma di tolleranza del partito che fu di Haider, ipotesi purtroppo ancora accreditata secondo commentatori di entrambe le parti.
Domenica notte la vittoria di Emmanuel Macron è stata celebrata come la “finale”  che ha visto imporre le democrazie progressiste europee contro i nazionalisti, l’impressione invece è che le sacche di consenso profondo per gli estremisti siano ancora molto diffuse, e che senza una riscossa concreta delle politiche comuni europee non avremo mai un fronte stabile per rispondere ai timori su cui si nutre l’euroscetticismo.

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