14 ottobre : buon compleanno al PD !

Esattamente 9 anni fa 3 milioni e mezzo di italiani scendevano in piazza per partecipare alle primarie fondative del Partito Democratico.

Un partito che, fin dalle prime righe del Manifesto costitutivo, nasceva per essere “un progetto forte e credibile per rinnovare l’Italia e costruire l’unità dell’Europa”.

E il PD è stato certamente, in tutti questi anni, la più grande infrastruttura democratica del Paese, lo è stato soprattutto in virtù della propria fiera e convinta scelta a favore dell’Europa politica.

Partecipazione, legalità, ambientalismo, sostenibilità sociale ed economica: è con le radici ben piantate in Europa che i principi e i valori del PD hanno potuto prendere ispirazione e fondamento.

Ci teniamo a ricordare alcuni passaggi di quel testo politico su cui il PD è sorto:

“Noi democratici pensiamo l’Italia come una grande nazione d’Europa. Una comunità culturale e politica fondata sui valori democratici della Costituzione e sulla capacità di arricchire le proprie radici nell’incontro e nel dialogo con altre culture e altri popoli. Noi democratici vogliamo l’unità dell’Europa. Un’Europa politica, dotata di una sua Costituzione, e non un semplice mercato comune. Un’Europa capace di promuovere il proprio sviluppo e di valorizzare il proprio modello sociale.

Un’Europa che favorisca l’autogoverno responsabile delle sue comunità e l’unificazione della sua società civile intorno ai principi della democrazia, del dialogo culturale, della partecipazione e dell’inclusione. Un’Europa capace di parlare con una voce sola sulla scena internazionale e di dare alla imprescindibile solidarietà transatlantica con gli Stati Uniti d’America un carattere paritario. Un’Europa impegnata, in primo luogo insieme alle altre grandi democrazie, nella costruzione di un ordine mondiale fondato su istituzioni multilaterali.

Un’Europa consapevole che ciò è condizione per combattere efficacemente le povertà, salvaguardare gli equilibri ambientali sulla linea già espressa con gli accordi di Kyoto, promuovere la democrazia, i diritti umani e il dialogo tra le culture, rifiutando la logica dello «scontro di civiltà». Un’Europa potenza civile, che sappia, anche con una comune politica di difesa, dare il proprio contributo per garantire e preservare la pace nel mondo e combattere il terrorismo fondamentalista con la forza e gli strumenti della legalità internazionale.

È interesse nazionale dell’Italia valorizzare, in Europa, la sua vocazione mediterranea, tanto più a seguito dell’impetuoso sviluppo dell’Asia. Come principale proiezione dell’Europa nel Mediterraneo, l’Italia può svolgere una funzione politica, economica e culturale di primaria importanza, ed affrontare in forme nuove e più efficaci lo storico squilibrio tra il Nord del Paese e il nostro Mezzogiorno.

Noi vogliamo un’Italia più libera, più giusta e più prospera. Per questo intendiamo partecipare allo sviluppo del modello sociale europeo, rilanciandone i due principi ispiratori di fondo: la valorizzazione dell’iniziativa, dei talenti e dei meriti; la promozione di un tessuto sociale solidale, attento al benessere di tutti, in cui nessuno si perda o resti indietro.”

Vogliamo anche contribuire a rinnovare la politica europea, dando vita, con il Pse e le altre componenti riformiste, ad un nuovo vasto campo di forze, che colmi la carenza di indirizzo politico sulla scena continentale. E intendiamo concorrere a costruire nel mondo una nuova alleanza tra tutti quelli che vogliono fare della globalizzazione una opportunità per molti piuttosto che l’occasione per rafforzare il potere e la ricchezza di pochi.

Le parole del primo Manifesto del PD suonano ancora come attualissime e rappresentano ancora un obiettivo politico essenziale: cambiare l’Italia per cambiare l’Europa, cambiare l’Italia grazie a una nuova cultura europea.

In 9 anni di vita, il PD ha attraversato la difficile fase storica della crisi del progetto comunitario, che è una crisi in primo luogo di ambizione e leadership politica iniziata dopo il No francese e olandese al referendum sulla costituzione europea del 2005 e continuata con un crescente e pericoloso ritorno degli egoismi nazionali.

Oggi, a maggiore ragione con l’adesione piena al PSE e dopo il grande mandato ottenuto alle elezioni europee, quelle parole devono rappresentare per tutti noi l’orizzonte concreto per un’azione quotidiana di trasformazione della cultura europea del PD e, soprattutto, del nostro Paese.

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